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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22978/2023 del 25/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte ha ritenuto il ricorso ammissibile e fondato. Ha affermato che il GIP ha applicato erroneamente criteri di valutazione riservati agli arresti facoltativi e non ha rispettato il limite della valutazione ex ante. Pertanto ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata, stabilendo che l'arresto era legittimamente eseguito e avrebbe dovuto essere convalidato.

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del GIP del Tribunale di Foggia (17/12/2022) che non aveva convalidato l'arresto operato dalla Polizia giudiziaria. Il Procuratore ha dedotto violazione di legge, sostenendo che il GIP, pur avendo ritenuto sussistente un fatto riconducibile al reato di rapina (per il quale è previsto l'arresto obbligatorio ai sensi dell'art. 380, comma 2, lett. f), c.p.p.) e la condizione di quasi flagranza, ha erroneamente rigettato la convalida valorizzando la "contenuta gravità" del fatto, parametro applicabile soltanto agli arresti facoltativi. Il ricorso deduce inoltre che, in sede di convalida, il giudice deve operare una verifica ex ante basata solo sugli elementi conosciuti o conoscibili dalla Polizia giudiziaria al momento dell'arresto, escludendo informazioni acquisite successivamente.

Norme richiamate

  • Codice di procedura penale, art. 380, comma 2, lett. f)

    La norma disciplina l'arresto obbligatorio per specifici reati (tra cui la rapina). La Corte interpreta che quando ricorre un arresto obbligatorio il giudice della convalida non può rifiutare la convalida sulla base della "minore gravità" del fatto, parametro riservato agli arresti facoltativi.

  • Giurisprudenza consolidata (Sez.1, Sent. n. 7981/2008)

    Conferma l'interesse del pubblico ministero a proporre ricorso per cassazione avverso la mancata convalida dell'arresto, sia per tutelare l'illegittimità della limitazione della libertà personale sia per evitare effetti di "fungibilità" della detenzione.

  • Giurisprudenza consolidata (Sez.3, n.2454 del 20.11.2007 e altri precedenti citati)

    Principio secondo cui, in sede di convalida, il giudice deve valutare gli elementi che legittimavano l'adozione della misura con una verifica ex ante, ossia alla luce delle informazioni conosciute o conoscibili dalla Polizia giudiziaria al momento dell'arresto, escludendo elementi emersi successivamente.

Massime di principio

  • Il pubblico ministero ha legittimo interesse a impugnare in cassazione la mancata convalida di un arresto, anche per tutelare la libertà personale e prevenire riserve di pena dovute a detenzioni non giustificate.
  • In sede di convalida dell'arresto il giudice deve compiere una verifica ex ante: valutare solo gli elementi conosciuti o conoscibili dalla Polizia giudiziaria al momento dell'arresto, escludendo informazioni acquisite dopo.
  • Se l'arresto è previsto come obbligatorio dalla norma (es. art. 380, comma 2, lett. f), c.p.p. per la rapina), il giudice non può negare la convalida appellandosi alla scarsa gravità del fatto, poiché tale parametro rileva solo per gli arresti facoltativi.
  • Per gli arresti facoltativi il giudice della convalida opera un controllo di mera ragionevolezza sulla discrezionalità della Polizia giudiziaria, verificando se la scelta di arrestare fosse ragionevole rispetto alla gravità del fatto o alla pericolosità del soggetto.
  • La valutazione di "quasi flagranza" e la sussistenza degli elementi che legittimano l'arresto al momento del fatto possono giustificare la convalida anche in assenza di sviluppi investigativi successivi.
  • Non si devono utilizzare per la convalida informazioni o prove emerse dopo l'arresto; tali elementi possono invece rilevare in successive determinazioni sullo "status libertatis" o in fase di merito.

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