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Ordinanza

Ordinanza n. 1387/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 7

Giustizia amministrativa202602351

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. VIIOrdinanza cautelareAzione di annullamento

Atto impugnato: sentenza del TAR Lazio che aveva deciso la controversia relativa alla pratica di condono edilizio

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune appellato)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La società ha appellato la sentenza del TAR Lazio e ha chiesto, in via incidentale, la sospensione della sua efficacia. La controversia concerne un’istanza di condono presentata ai sensi della l. n. 47/1985, riferita a 2.915,00 mq destinati ad attività commerciale. L’appellante sosteneva che le opere da condonare fossero riconducibili a serbatoi circolari presenti nel 1994 e a un capannone di volumetria quasi equivalente esistente agli inizi degli anni Duemila, nonché che le opere fossero state ultimate entro il termine ultimo di legge del 1° ottobre 1983. La società prospettava inoltre un pregiudizio essenzialmente economico quale fondamento del periculum in mora, collegandolo anche all’obbligo di pagamento delle imposte.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha respinto la domanda cautelare, rilevando, nei limiti della cognizione sommaria propria della fase cautelare, l’assenza sia del fumus boni iuris sia del periculum in mora. Quanto al fumus, la stessa perizia di parte ha documentato la presenza dei serbatoi soltanto nel 1994 e del capannone agli inizi degli anni Duemila; tuttavia, l’istanza di condono riguardava una superficie di 2.915,00 mq per attività commerciale e non appariva riferibile ai serbatoi, come sostenuto nell’appello. La documentazione della parte, unitamente ai rilievi aerofotogrammetrici dell’amministrazione, non comprovava quindi l’ultimazione delle opere entro il 1° ottobre 1983. Quanto al periculum, il pregiudizio era stato prospettato in termini prevalentemente economici e l’obbligo di pagamento delle imposte non risultava collegato al buon esito della pratica di sanatoria. Le spese della fase cautelare sono state compensate in ragione delle peculiarità della fattispecie.

Norme richiamate

  • art. 98 c.p.a.

    fumus boni iuris; periculum in mora

    La sospensione cautelare della sentenza appellata richiede la sussistenza del fumus boni iuris e del periculum in mora; nel caso concreto entrambe le condizioni sono state ritenute insussistenti.

  • l. n. 47/1985

    L’istanza di condono edilizio era stata presentata ai sensi della legge n. 47/1985; la documentazione acquisita non consentiva, in sede cautelare, di ritenere dimostrata l’ultimazione delle opere entro il 1° ottobre 1983.

Massime di principio

  • In sede cautelare d’appello, la sospensione dell’efficacia della sentenza richiede la concorrente sussistenza del fumus boni iuris e del periculum in mora; l’assenza di uno solo dei due presupposti è sufficiente a respingere l’istanza.
  • Quando la domanda di condono edilizio riguarda una determinata superficie e destinazione d’uso, la prova dell’esistenza di manufatti diversi per epoca, forma o consistenza non dimostra, di per sé, che le opere oggetto dell’istanza siano riferibili a quei manufatti.
  • L’ultimazione delle opere entro il termine previsto dalla disciplina del condono deve risultare da documentazione idonea e coerente; perizia di parte e rilievi aerofotogrammetrici possono essere valutati comparativamente per escludere, in sede cautelare, la sufficienza della prova.
  • Un pregiudizio meramente economico non integra automaticamente il periculum in mora, soprattutto quando il danno prospettato non risulti causalmente collegato all’esito del procedimento amministrativo oggetto della controversia.

Come è indicizzato

MaterieSanatoria e condono edilizioTutela cautelare
RamiEdiliziaProcesso amministrativo
IstitutiTutela cautelareOnere della prova e principio dispositivo

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