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Sentenza

Sentenza n. 483/2026 - Latina, Sezione 1

per l'annullamento - della nota n. 239 prot. n. 1927 datata 19/01/2017 del Capo Settore Urbanistica, Edilizia Privata, Sezione Condono Edilizio del Comune di Sabaudia (pervenuta il 01/02/2017) con la quale è stata respinta (rectius: denegata) l'istanza di condono edilizio ex l. n. 326/2003 e l.reg. Lazio. n. 12/2004, assunta dal Comune di Sabaudia al prot. n. 13579 del 08/06/2004 (pratica n. 151), relativa ad un ampliamento del fabbricato principale, consistente nella realizzazione di un vano cucina, un vano soggiorno, un locale ripostiglio-autoclave, una tettoia ed un pergolato ombreggiante, sito in Sabaudia, loc. Mezzomonte, Via Rio Torto s.n.c., distinto in catasto al fg. 123, part. n. 1157 sub 1; - di ogni altro atto, antecedente o consequenziale, conosciuto e non, comunque connesso, ivi compresi, ove occorrer possa: il parere prot. n. 184307 datato 28/10/2005 della Regione Lazio; la nota prot. n. 30151, datata 23/11/2015, del Capo Settore Urbanistica, Assetto del Territorio del Comune di Sabaudia.

Giustizia amministrativa201700304

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

Il TAR ha preso atto della dichiarazione di sopravvenuta carenza di interesse e ha dichiarato il ricorso improcedibile ai sensi dell'art. 35, comma 1, lettera c), c.p.a., senza esaminare nel merito le censure rivolte contro il diniego di condono e gli atti presupposti. Le spese sono state compensate nei confronti della Regione Lazio, mentre nulla è stato disposto nei confronti del Comune di Sabaudia, non costituito in giudizio.

TAR Lazio - Latina, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego comunale di condono edilizio relativo all'ampliamento di un fabbricato, con impugnazione degli atti presupposti, compreso il parere regionale

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (comune e regione)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il provvedimento comunale con cui è stata denegata un'istanza di condono edilizio presentata ai sensi della l. n. 326/2003 e della l.reg. Lazio n. 12/2004, relativa alla realizzazione di alcuni vani, un ripostiglio-autoclave, una tettoia e un pergolato. Sono stati altresì impugnati gli atti presupposti e connessi, tra cui un parere della Regione Lazio e una precedente nota comunale. Nel corso del giudizio il ricorrente ha dichiarato di non avere più interesse alla prosecuzione del ricorso e ha chiesto che fosse dichiarato improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse.

Norme richiamate

  • art. 35, comma 1, lettera c), c.p.a.

    Consente di dichiarare l'improcedibilità del ricorso quando sopravviene il difetto di interesse alla decisione, come nel caso della dichiarazione del ricorrente di non voler proseguire il giudizio.

  • art. 85, comma 9, c.p.a.

    Richiamato nel provvedimento unitamente alla disciplina processuale applicabile alla definizione del giudizio.

Massime di principio

  • La dichiarazione del ricorrente di non avere più interesse alla prosecuzione del giudizio, confermata nel corso del processo e non superata da ragioni ostative, determina la sopravvenuta carenza di interesse e comporta la dichiarazione di improcedibilità del ricorso ai sensi dell'art. 35, comma 1, lettera c), c.p.a.
  • Quando il giudizio si conclude per sopravvenuta carenza di interesse senza esame delle censure di merito, la regolazione delle spese può essere effettuata secondo criteri di equità in relazione all'evoluzione della vicenda processuale; nei confronti della parte non costituita non vi è luogo a statuizione sulle spese.

Come è indicizzato

MaterieSanatoria e condono edilizioEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiEdiliziaProcesso amministrativo
IstitutiSopravvenuta carenza di interesse

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