Sentenza del 14/11/2023 n. 742 - Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Liguria
Redditi diversi - amministratore di fatto - proventi illeciti - fatto accertato in sede penale - sentenza di patteggiamento - rileva - natura di redditi diversi - sussiste - sanzione - violazione del "ne bis in idem" - non sussiste
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
La contribuente era stata contestata per il conseguimento di redditi derivanti da attività illecite, nella presunta qualità di amministratrice di fatto della R S.r.l., per distrazione di somme e responsabilità nella gestione che avrebbe cagionato il fallimento della società. Tali fatti erano stati accertati con sentenza di patteggiamento penale del 2018, che ha rilevato il ruolo attivo della contribuente nelle condotte distrattive. L'Ufficio ha qualificato i proventi illeciti come "redditi diversi" ai sensi dell'art. 14 L. 537/1993 e ha irrogato la relativa sanzione per mancata dichiarazione dei maggiori redditi.
La decisione
La Corte ha respinto gli appelli riuniti della contribuente, confermando gli avvisi di accertamento e la sanzione. Ha ritenuto che i proventi derivanti da fatti illeciti costituiscono redditi diversi e che i fatti accertati con la sentenza di patteggiamento (che contengono statuizioni di fatto) rilevano anche in sede tributaria. La sanzione amministrativa è stata ritenuta legittima e non in contrasto col principio del "ne bis in idem", poiché la sanzione penale e quella tributaria perseguono interessi diversi. Spese compensate.
Norme richiamate
art. 14, L. 537/1993
art. 14, comma 4, L. n. 537/1993
I proventi derivanti da fatti illeciti sono comunque tassabili e, in particolare, vanno inquadrati come "redditi diversi"; la norma disciplina il "come" determinare tali redditi ai fini fiscali.
R.D. n. 267/1942
artt. 223, 216, 219 (bancarotta)
Disposizioni penali relative alla bancarotta (fraudolenta patrimoniale) utilizzate per qualificare penalmente le condotte distrattive che hanno cagionato il fallimento della società.
Cass. n. 25632/2021
Giurisprudenza che chiarisce che i fatti accertati dal giudice penale con sentenza irrevocabile, pur non costituendo sempre giudicato nel processo tributario, possono essere considerati quando siano gli stessi fatti controversi in sede tributaria.
Cass. n. 27154/2016
Chiarisce l'intento della normativa (art. 14 L. 537/93): considerare tassabili i proventi illeciti e rinviare alle regole delle categorie reddituali per le modalità di determinazione del reddito.
Massime di principio
- I proventi conseguiti mediante fatti illeciti costituiscono redditi imponibili (di norma classificati come "redditi diversi") e sono soggetti a tassazione anche se l'origine è illecita.
- Le statuizioni di fatto contenute in una sentenza penale (anche di patteggiamento) possono essere utilizzate in sede tributaria per l'accertamento dell'effettiva esistenza e misura dei redditi, soprattutto se i fatti penali e i fatti tributari sono coincidenti.
- La sanzione amministrativa tributaria per mancata dichiarazione di redditi derivanti da illeciti non integra necessariamente un "ne bis in idem" rispetto alla sanzione penale quando le due misure tutelano interessi diversi (interesse dei creditori e integrità patrimoniale dell'impresa versus interesse pubblico all'esazione dei tributi).
- L'Amministrazione finanziaria può presumere o determinare i redditi anche quando non risultino versamenti su conti personali, adottando criteri di riparto o quantificazione nelle more della prova contraria da parte del contribuente.
- In situazioni analoghe è consigliabile valorizzare con precisione il contenuto delle sentenze penali disponibili (atto di patteggiamento, motivazioni) e valutare tempestivamente l'eventuale impugnazione tributaria, tenendo conto che i rilievi formali privi di incidenza sui fatti sostanziali sono spesso ritenuti pretestuosi.
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