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Sentenza

Sentenza n. 11519/2026 - Roma, Sezione 5Q

per la declaratoria di illegittimità del silenzio dell'Ambasciata d’Italia a Islamabad rispetto al dovere di ricezione e formalizzazione dell'istanza di visto di ingresso per motivi di lavoro subordinato in favore della signora -OMISSIS-(P-LT/L/Q/2025/104624) e per l'effetto fissare un termine entro il quale la P.A. debba provvedere con provvedimento espresso sulla predetta istanza

Giustizia amministrativa202603180

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione avverso il silenzio

Atto impugnato: silenzio dell’Ambasciata d’Italia a Islamabad sull’istanza di attivazione del procedimento per il rilascio di un visto d’ingresso per lavoro subordinato

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha proposto ricorso ai sensi dell’art. 117 c.p.a. per ottenere la declaratoria di illegittimità del silenzio serbato dall’Ambasciata d’Italia a Islamabad rispetto al dovere di ricevere e formalizzare l’istanza di visto d’ingresso per motivi di lavoro subordinato e per ottenere la fissazione di un termine entro il quale l’amministrazione avrebbe dovuto pronunciarsi con un provvedimento espresso. Nel corso del giudizio, dopo la proposizione del ricorso, la sede diplomatica competente ha fissato un appuntamento per la presentazione della domanda di visto, attivando così il relativo procedimento.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse, ai sensi dell’art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a. L’avvenuta fissazione dell’appuntamento e la conseguente attivazione del procedimento hanno fatto venir meno l’interesse del ricorrente a ottenere una pronuncia che imponesse all’amministrazione di procedere. Le spese di lite sono state integralmente compensate, in ragione dell’elevato numero di richieste di visto gravante sulla sede diplomatica e della complessità dell’iter previsto dalla legge per la conclusione del procedimento.

Norme richiamate

  • art. 117 c.p.a.

    Disciplina il ricorso avverso il silenzio dell’amministrazione; la domanda era volta a ottenere l’accertamento dell’illegittimità del silenzio e l’ordine di provvedere.

  • art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.

    Consente di dichiarare l’improcedibilità del ricorso quando, per sopravvenute ragioni, viene meno l’interesse alla decisione; tale effetto si è verificato perché l’amministrazione ha attivato il procedimento richiesto.

Massime di principio

  • Nel giudizio contro il silenzio, la sopravvenuta attivazione del procedimento amministrativo richiesto dal ricorrente fa venir meno l’interesse a una pronuncia che ordini all’amministrazione di procedere e determina l’improcedibilità del ricorso per sopravvenuto difetto di interesse.
  • La fissazione di un appuntamento per la presentazione della domanda di visto costituisce, ai fini del giudizio contro il silenzio, attivazione del procedimento sufficiente a escludere l’utilità della pronuncia richiesta, anche se il procedimento non è ancora definito con un provvedimento espresso.
  • La complessità dell’iter procedimentale e il rilevante carico di richieste gravante sulla sede diplomatica possono integrare giusti motivi per compensare integralmente le spese di lite nel giudizio divenuto improcedibile.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaTermini e notificazione del ricorsoEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiSilenzio della pubblica amministrazioneSopravvenuta carenza di interesse

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