Cassazione Penale, Sentenza n. 11210/2024 del 18/03/2024
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorso era volto a censurare l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza che aveva accolto il reclamo del detenuto disponendo che la direzione del carcere consentisse ad Arena di acquistare a sue spese una borsa-frigo rigida per conservare cibi freschi o surgelati. Il Ministero deduceva violazione degli artt. 35-bis e 69, comma 6, lett. b), dell'Ordinamento penitenziario, sostenendo che non sussisteva un grave e attuale pregiudizio al diritto alla salute o alla integrità fisica del detenuto e che la scelta del Tribunale intrometteva l'attività organizzativa dell'Amministrazione penitenziaria (che può disciplinare le modalità d'uso dei frigoriferi di sezione e imporre l'uso di mattonelle refrigeranti), oltre a lamentare l'assenza di riscontri tecnico-scientifici e l'insufficiente istruttoria sanitaria.
La decisione
La Corte di cassazione ha accolto il ricorso del Ministero e ha annullato senza rinvio sia l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza di L'Aquila del 13/06/2023 sia il provvedimento del Magistrato di sorveglianza del 24/02/2023. La Corte ha ritenuto che il rimedio giurisdizionale previsto dagli artt. 35-bis e 69 Ord. pen. tutela solo lesioni concrete e attuali di posizioni di diritto soggettivo e che, nella fattispecie, non risultava dimostrato un pregiudizio tale da giustificare l'intervento giudiziale. In particolare la Corte ha osservato che la conservazione prolungata dei cibi può essere assicurata mediante la sostituzione tempestiva delle mattonelle refrigeranti prelevate dal frigorifero di sezione, senza che fosse necessario imporre all'Amministrazione l'adozione di soluzioni organizzative differenti come l'ammissione generalizzata di borse-frigo rigide. La decisione è motivata anche dal richiamo a precedente giurisprudenza di questa Corte che attribuisce ampio margine di discrezionalità organizzativa all'Amministrazione penitenziaria salvo provare un danno effettivo al diritto del detenuto.
Norme richiamate
art. 35-bis Ordinamento penitenziario
Indica il rimedio giurisdizionale esperibile contro provvedimenti dell'amministrazione penitenziaria; la Corte interpreta che tale rimedio è rivolto a proteggere diritti soggettivi concreti e attuali, non meri interessi o preferenze organizzative
art. 69, comma 6, lett. b) Ordinamento penitenziario
Stabilisce l'ambito del reclamo giurisdizionale innanzi al Tribunale di sorveglianza; la Corte richiede la dimostrazione di un grave e attuale pregiudizio per giustificare l'intervento giudiziale
art. 41-bis Ordinamento penitenziario
Regime speciale di detenzione che comporta limitazioni e misure particolari; la Corte riconosce che le restrizioni e le modalità pratiche di attuazione dei diritti dei detenuti nel 41-bis rientrano in gran parte nella sfera organizzativa dell'Amministrazione, salvo comprovati danni al detenuto
Massime di principio
- Il reclamo giurisdizionale previsto dagli artt. 35-bis e 69 Ord. pen. tutela soltanto lesioni concrete e attuali di diritti soggettivi: non è lo strumento per imporre all'Amministrazione modalità organizzative diverse se esistono mezzi idonei a evitare il danno.
- La Corte non sostituisce il proprio giudizio organizzativo a quello dell'Amministrazione penitenziaria: se le misure amministrative (es. sostituzione delle mattonelle refrigeranti e uso del frigorifero di sezione) sono ragionevolmente idonee a evitare un pregiudizio, il giudice non può imporre soluzioni operative alternative.
- Per ottenere tutela giudiziale efficace il detenuto deve dimostrare, con elementi concreti e possibilmente con valutazioni tecniche o sanitarie, l'esistenza di un rischio reale e attuale per la salute o per l'integrità fisica derivante dalle modalità di conservazione degli alimenti.
- Le questioni che implicano valutazioni tecniche o sanitarie rilevanti richiedono il coinvolgimento delle autorità sanitarie o prove tecnico-scientifiche nelle fasi istruttorie per fondare una richiesta di intervento giudiziale.
- Quando la richiesta incide sull'organizzazione del servizio (es. deposito e conservazione estesa degli alimenti per tutti i detenuti), la Corte valuta la legittimità della misura alla luce della proporzionalità e della concreta idoneità delle soluzioni amministrative esistenti prima di intervenire.
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