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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34736/2024 del 13/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha riconosciuto la continuazione tra due sentenze e ha determinato un aumento di pena: il ricorrente ha contestato la corretta individuazione della pena di riferimento per il reato unificato in continuazione, sostenendo che il giudice dell'esecuzione non avrebbe tenuto conto della diminuente per il tentativo e quindi avrebbe assunto una pena di base errata (più alta), determinando un aumento per continuazione superiore a quello dovuto.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso come infondato. Ha ritenuto che non sussistano violazioni di legge o vizi di motivazione: il giudice dell'esecuzione ha effettivamente determinato un aumento per continuazione inferiore rispetto a quanto contestato dal ricorrente (l'aumento effettivo è stato di otto mesi, non di un anno e due mesi), e il riferimento nella motivazione alla pena per il delitto consumato non ha inciso sulla corretta determinazione della pena nella parte dispositiva. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali. In sede di primo giudice era stata riconosciuta la continuazione fra le sentenze del 15/12/2020 (confermata in appello) e del 16/02/2022 (confermata in appello); il Tribunale aveva riportato un aumento sul primo reato di 1 anno e 2 mesi e €100, con pena complessiva finale ridotta per le diminuzioni di rito a 3 anni e 8 mesi di reclusione ed €400 di multa.

Norme richiamate

  • art. 81 cod. pen.

    La Corte richiama il principio relativo all'aumento per il delitto più grave ai fini della continuazione (art. 81 c.p.) e la modalità di applicazione delle riduzioni (circostanze attenuanti e aumento ex articolo 81) prima dell'eventuale diminuzione per il rito abbreviato

  • riduzione per il rito abbreviato

    La diminuzione di pena prevista per il rito abbreviato va applicata in combinazione con le altre operazioni di determinazione della pena (attenuanti, aumento per continuazione): conta la pena effettivamente determinata in sede di cognizione dopo le riduzioni sostanziali, e il giudice dell'esecuzione deve tenerne conto nella determinazione dell'aumento per continuazione

Massime di principio

  • In tema di continuazione il parametro per calcolare l'aumento è la pena concretamente inflitta in sede di cognizione, tenendo conto delle riduzioni applicate (compresa la diminuzione per il tentativo) e delle ulteriori riduzioni per il rito; errori meramente descrittivi nella motivazione non vanno a falsare la parte dispositiva se il calcolo concreto è corretto
  • Chi impugna deve dimostrare un effettivo errore nel calcolo della pena complessiva o nella misura dell'aumento per continuazione: osservazioni sulla presenza di una «dichiarazione» imprecisa in motivazione non sono sufficienti se la determinazione finale è coerente e matematica
  • La Corte di legittimità verifica soprattutto la correttezza giuridica e aritmetica del calcolo del giudice dell'esecuzione; in assenza di violazione di legge o di evidente errore di computo, il rigetto dell'istanza di chi contesta il calcolo è probabile
  • La riduzione per il rito abbreviato si applica dopo aver determinato la pena di base (tenendo conto delle attenuanti e degli aumenti per continuazione); occorre chiarezza nella motivazione sul punto, ma la correttezza del risultato pratico prevale su formulazioni contorte
  • Se nella motivazione compare un riferimento alla pena per il reato consumato anziché a quella effettivamente inflitta per il tentativo, l'interesse pratico è valutato sul valore effettivo della pena disposta: il vizio formale va precisato e dimostrato come idoneo a incidere sul calcolo concreto per essere rilevante

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