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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37183/2022 del 03/10/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti proponevano ricorso per cassazione avverso la condanna inflitta dal Giudice di Pace di Pescara (pena pecuniaria di euro 300 ciascuno) per il reato di cui agli artt. 113 e 590 c.p., contestando di essere responsabili perché due cani di loro detenzione, senza museruola e liberi, avevano aggredito la signora Verri causandole lesioni guaribili in 20 giorni. I ricorrenti deducevano: (1) errore del giudice nel non riconoscere la prova di proprietà dei cani a favore di Tritapepe (certificato Enci) e l'irrilevanza del certificato anagrafico veterinario; (2) che la Roccioletti era distante oltre 100 metri e quindi non poteva impedire l'aggressione; (3) testimonianze e circostanze (zona di campagna, indole pacifica dei cani, comportamento provocatorio della vittima) avrebbero reso prevedibile e giustificata la condotta; (4) il rigetto dell'acquisizione di un CD che, secondo i ricorrenti, avrebbe dimostrato l'asserita incapacità permanente della persona offesa.

La decisione

La Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili e ha confermato la motivazione del giudice di merito. Ha richiamato il principio secondo cui l'obbligo di custodia nasce dalla detenzione materiale dell'animale, indipendentemente dalla titolarità civilistica della proprietà; il trovarsi a distanza dall'animale non esonera ma integra colpa perché impedisce il controllo; la presenza di terzi nella specifica occasione impone cautele (guinzaglio e museruola) anche in campagna; il comportamento della vittima, se imprudente, può concorrere ma non esclude la responsabilità del custode; infine la prova relativa a eventuali postumi invalidanti della vittima era irrilevante rispetto all'imputazione (lesioni guaribili in 20 giorni). Conseguentemente i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 ciascuno in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 113 cod. pen.

    Regola il concorso di persone nel reato: applicato per affermare la responsabilità di entrambi i detentori/custodi degli animali, con la condivisione della condotta dolosa o colposa che ha causato il reato

  • art. 590 cod. pen.

    Disciplina le lesioni personali colpose: applicata in relazione alle lesioni cagionate dall'aggressione dei cani, valutata in termini di negligenza/imprudenza nella custodia degli animali

  • Giurisprudenza della Cassazione (massime richiamate)

    Sez. 4, n. 51448 del 17-10-2017 Rv. 271329; Sez. 4, n. 50562 del 10-9-2019

    Principio consolidato secondo cui l'obbligo di custodia sorge dalla detenzione materiale dell'animale e che la colpa del custode non viene esclusa dal comportamento imprudente della vittima; la necessità di cautele (guinzaglio/museruola) dipende dalla concreta presenza di terzi nella specifica occasione

Massime di principio

  • La responsabilità per i comportamenti pericolosi di un animale nasce dalla sua detenzione materiale: non è necessario essere proprietari formalmente.
  • Il semplice porsi a distanza dall'animale di cui si ha la gestione, se ciò impedisce il controllo, integra colpa e non costituisce esonero di responsabilità.
  • Quando nella specifica occasione sono presenti terzi va adottata adeguata cautela (guinzaglio e museruola) indipendentemente dal fatto che la zona sia di campagna o poco frequentata.
  • L'atteggiamento imprudente o provocatorio della vittima può concorrere alla causazione del danno ma non esclude automaticamente la responsabilità del custode dell'animale.
  • Un'aggressione imprevedibile di animali solitamente mansueti non basta a ricondurre l'evento fuori dalle ordinarie regole di diligenza: il custode deve comunque prevenire il rischio.
  • Richieste probatorie su fatti non decisivi rispetto all'imputazione (es. presunta invalidità permanente quando l'accusa è per lesioni temporanee) possono essere irrilevanti e respinte.

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