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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 46792/2024 del 19/12/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 11/07/2024 che aveva confermato il decreto di sequestro, emesso dal GIP il 20/06/2023, di rapporti finanziari intestati alla ricorrente (una carta Evolution Retail e un deposito al risparmio presso Poste Italiane - sportello Lauropoli). Il sequestro era disposto ai fini della confisca nell'ambito dell'indagine a carico del congiunto Nicola Abbruzzese, indagato per associazione mafiosa e associazione finalizzata al narcotraffico (reati commessi tra il 2018 e il 2021). La ricorrente ha proposto tre motivi: 1) violazione del criterio di ragionevolezza temporale (le somme sarebbero state acquisite prima dei reati-spia contestati ad Abbruzzese); 2) mancata e insufficiente motivazione nell'estendere il sequestro a beni a lei intestati, basandosi unicamente su elementi riferibili ad Abbruzzese; 3) motivazione apparente sul periculum in mora, cioè sul rischio che la fruttuosità della confisca possa essere vanificata per dispersione dei beni.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso perché manifestamente infondato. Ha richiamato i limiti del ricorso per cassazione (ammettendo solo le censure per violazione di legge o per mancanza/meramente apparente motivazione) e la giurisprudenza sul sequestro preventivo finalizzato alla confisca: il giudice deve accertare concreti e persuasivi elementi indiziari del fumus commissi delicti e, per la confisca per sproporzione, la sproporzione rispetto ai redditi e la mancata giustificazione della provenienza lecita. Il Tribunale del riesame aveva adeguatamente motivato, rilevando gravi indizi a carico di Abbruzzese, l'insufficienza dei redditi leciti del nucleo familiare e la sproporzione patrimoniale; la ricorrente non ha prodotto elementi idonei a provare la liceità delle acquisizioni né ha specificato l'entità dello sfasamento temporale evocato. Inoltre la Corte ha ritenuto che, nel caso di confisca per sproporzione, il periculum in mora coincida con la confiscabilità stessa (pericolo di dispersione ritenuto in re ipsa). Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la ricorrente condannata alle spese del procedimento e al versamento alla Cassa delle ammende di 3.000,00 euro.

Norme richiamate

  • art. 324 cod. proc. pen.

    norma richiamata per la conferma del decreto di sequestro da parte del Tribunale del riesame; usata quale riferimento procedurale per il controllo giurisdizionale del provvedimento cautelare

  • art. 240-bis cod. pen. e art. 321 cod. proc. pen.

    riferimento normativo al sequestro finalizzato alla confisca (in particolare confisca per sproporzione): il sequestro è disposto quando sussistono elementi che rendono probabile la confiscabilità dei beni rispetto ai redditi e alle attività del soggetto

  • art. 325, comma 1, cod. proc. pen.

    "Contro le ordinanze emesse a norma degli articoli 322-bis e 324, il pubblico ministero, l'imputato e il suo difensore, la persona alla quale le cose sono state sequestrate e quella che avrebbe diritto alla loro restituzione possono proporre ricorso per cassazione per violazione di legge"

    delimita il perimetro del ricorso per cassazione avverso ordinanze di riesame: è ammesso solo per "violazione di legge" (mancanza di motivazione o motivazione meramente apparente), non per contestare in via generica l'illogicità manifesta della decisione

  • art. 606 cod. proc. pen., lett. e

    richiamato per distinguere i motivi di ricorso: l'illogicità manifesta della motivazione rientra nell'ambito del motivo di cui alla lett. e) dell'art. 606 (impugnazione per contraddittorietà o manifesta illogicità) e non nella nozione di "violazione di legge" accessibile in cassazione ex art. 325

  • art. 273 cod. proc. pen.

    richiamato come termine di paragone: la persuasività richiesta per le misure cautelari personali è più alta rispetto a quella necessaria per accertare il fumus commissi delicti ai fini del sequestro preventivo

  • art. 616 cod. proc. pen.

    norma che consente la condanna alle spese processuali e al versamento alla Cassa delle ammende quando il ricorso è inammissibile e non è imputabile a colpa della parte nella determinazione dell'inammissibilità

  • Sentenza Corte Costituzionale 13 giugno 2000, n. 186

    richiamata per escludere che la ricorrente abbia agito con colpa nella proposizione del ricorso, pur confermando l'inammissibilità; serve a giustificare l'applicazione delle somme a titolo di ammenda

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione avverso ordinanze di riesame è limitato alla nozione di "violazione di legge" (mancanza o motivazione meramente apparente); le contestazioni di mera illogicità della motivazione non sono ammissibili in cassazione e vanno dedotte con i rimedi previsti dall'art. 606 cod. proc. pen.
  • Nel sequestro preventivo finalizzato alla confisca il giudice deve valutare il fumus commissi delicti sulla base di concreti e persuasivi elementi indiziari, non solo sulla astratta compatibilità del fatto con una fattispecie di reato
  • Quando la confisca è chiesta per sproporzione, il periculum in mora coincide con la confiscabilità: è quindi necessario che emerga la sproporzione tra valore dei beni e redditi leciti e la mancata giustificazione della loro provenienza, valutazione che può estendersi al nucleo familiare
  • Il terzo intestatario di beni (ex terza interessata) può e deve fornire elementi probatori specifici e documentati sulla liceità delle acquisizioni per contrastare il fumus e la tesi della fittizietà dell'intestazione; l'assenza di tali elementi rafforza la posizione dell'Autorità in sede di sequestro
  • La correlazione cronologica tra acquisizione del bene e commissione dei reati-spia è rilevante, ma la contestazione di uno sfasamento temporale richiede indicazioni precise su entità e misura dello scostamento; una mera asserzione generica non è sufficiente per invalidare il provvedimento cautelare

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