Cassazione Penale, Sentenza n. 34796/2023 del 09/08/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente, terzo interessato, ha impugnato l'ordinanza che ha rigettato la richiesta di revoca del sequestro probatorio su numerosi orologi rinvenuti nella cassetta di sicurezza a lui intestata ma utilizzata dal fratello indagato tramite delega. Contestava che: a) gli orologi erano stati acquistati prima della data dei reati (e ha prodotto certificati di garanzia); b) il GIP avrebbe confuso la proprietà con la disponibilità e avrebbe erroneamente trasferito l'onere della prova sul terzo; c) non sarebbe stata chiarita la concreta finalità probatoria del sequestro; d) le motivazioni violavano i principi di proporzionalità e adeguatezza; e) era stata sollevata questione sull'inutilizzabilità di atti successivi al 27.10.2021 e sul titolo dell'impugnazione (se appello o ricorso per cassazione).
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso infondato e lo ha rigettato. In punto di procedura ha ritenuto corretta la decisione del Tribunale di Milano di convertire l'appello in ricorso per cassazione e di rimettere gli atti alla Corte, aderendo all'orientamento che ammette il ricorso per cassazione contro provvedimenti sul diniego di restituzione in sede di opposizione ex art.263, perché il procedimento si svolge in camera di consiglio e il rimedio previsto è quello di legittimità. Sul merito la Corte ha ritenuto che il ricorrente non avesse dimostrato quando era effettivamente entrato in possesso degli orologi, sicché non è stata superata la motivazione del GIP secondo cui esisteva un titolo di accesso alla cassetta da parte dell'indagato (deleghe) e la pertinenzialità degli oggetti come provento/mezzo del reato; così le esigenze probatorie giustificavano il mantenimento del sequestro. Pertanto il ricorso è stato rigettato e sono state disposte le spese secondo l'art.616 cod. proc. pen.
Norme richiamate
"Quando non è necessario mantenere il sequestro a fini di prova, le cose sequestrate sono restituite a chi ne abbia diritto, anche prima della sentenza..."
Stabilisce il principio della restituzione delle cose sequestrate se non necessarie a fini probatori; applicato come premessa normativa ma subordinato alla valutazione dell'esigenza probatoria
"1. La restituzione delle cose sequestrate è disposta dal giudice con ordinanza se non vi è dubbio sulla loro appartenenza... 4. Nel corso delle indagini preliminari, sulla restituzione delle cose sequestrate il pubblico ministero provvede con decreto motivato. 5. Contro il decreto del pubblico ministero che dispone la restituzione o respinge la relativa richiesta, gli interessati possono proporre opposizione sulla quale il giudice provvede a norma dell'articolo 127."
Regola la procedura di opposizione del terzo per la restituzione; prevede il contraddittorio in camera di consiglio e, secondo la Corte, consente il rimedio del ricorso per cassazione in caso di rigetto
citato nel testo ma senza estratto letterale esteso
Norma le forme del procedimento in camera di consiglio; il collegio ha richiamato il settimo comma che individua il ricorso per cassazione come mezzo di impugnazione per i provvedimenti adottati in tale sede
Regola l'appello contro ordinanze in materia di sequestro preventivo; la Corte ha ritenuto che la norma non menzioni il sequestro probatorio e quindi non sia applicabile automaticamente all'opposizione ex art.263, giustificando l'accesso al ricorso per cassazione
Prevede l'assegnazione delle spese in caso di rigetto/inammissibilità del ricorso; la Corte ha richiamato tale disposizione per le conseguenze economiche sul ricorrente
Massime di principio
- Il terzo che chiede la restituzione di beni sottoposti a sequestro probatorio deve provare in modo chiaro la titolarità effettiva e, quando rilevante, la data di acquisto antecedente ai fatti contestati: mere certificazioni che non dimostrano il possesso al momento rilevante possono essere insufficienti.
- Nel procedimento di opposizione ex art.263 il contraddittorio si svolge in camera di consiglio (art.127) e, secondo consolidato orientamento, il rimedio di impugnazione disponibile per il terzo per il rigetto è il ricorso per cassazione; l'appello ex art.322-bis è specifico per il sequestro preventivo e non si estende automaticamente al sequestro probatorio.
- La Corte valuta la sussistenza del requisito di pertinenzialità (collegamento tra beni e reato) anche sulla base di elementi indiziari quali la disponibilità dell'indagato (es. deleghe d'accesso) e l'uso dei beni come mezzo o profitto del reato; se tali elementi risultano plausibili il sequestro può essere mantenuto.
- L'onere probatorio per il terzo resta stringente: non è sufficiente contestare l'argomentazione del giudice senza offrire prova idonea a dimostrare la proprietà o l'assenza di collegamento tra il bene e il reato; non opera una inversione automatica dell'onere a favore del terzo.
- Questioni attinenti alla posizione processuale o agli elementi di prova relativi all'indagato (es. inutilizzabilità di atti) sono in genere irrilevanti per la tutela del terzo che deve concentrarsi sulla prova del diritto di proprietà o sulla mancata pertinenzialità dei beni.
- Tentativi di sollevare questioni costituzionali sulla diversa disciplina rimediale fra vari tipi di sequestri (preventivo vs probatorio) hanno scarse probabilità di successo quando la Corte ritiene sussistente una differenza di natura tra gli istituti e vi sia già un orientamento giurisprudenziale che consente tutela di legittimità.
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