Cassazione Penale, Ordinanza n. 31388/2025 del 19/09/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Bari del 2 maggio 2024. Con il primo motivo ha sollevato una questione di legittimità costituzionale del regime cartolare del giudizio di appello, assumendone il contrasto con l'art. 111 Cost. perché non avrebbe garantito adeguatamente la trattazione orale e la presenza personale dell'imputato. La Corte osserva però che la disciplina consente all'imputato di chiedere la trattazione orale e di comparire personalmente, ma nel caso concreto l'istanza non era stata presentata nel termine di 15 giorni liberi prima dell'udienza. Con il secondo e terzo motivo ha dedotto l'indeterminatezza dell'imputazione e l'erronea esclusione della causa di giustificazione ex art. 51 c.p.; la Cassazione li reputa generici perché ripetitivi di doglianze già esaminate e disattese dalla Corte territoriale, che aveva ritenuto l'addebito sufficientemente specifico quanto alla richiesta di rimborso di una fattura di euro 4.002.233,62 e alla relativa causale, nonché aveva escluso che la condotta fraudolenta fosse posta in essere nell'esercizio di un diritto. Con il quarto e quinto motivo ha censurato il giudizio di responsabilità per il delitto di cui al capo 2) e il mancato riconoscimento della prevalenza delle attenuanti generiche sull'aggravante, ma senza sviluppare argomentazioni concrete, limitandosi ad affermare che la Corte d'appello non avrebbe esaminato i motivi di gravame, quando invece la sentenza impugnata li aveva affrontati espressamente.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale sul regime cartolare dell'appello, ha qualificato come generiche le censure sull'indeterminatezza del capo d'imputazione e sull'art. 51 c.p., e ha dichiarato totalmente aspecifici i motivi relativi al capo 2 e al bilanciamento tra attenuanti generiche e aggravante. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 111 Cost.
La disciplina cartolare dell'appello non viola il giusto processo, poiché assicura all'imputato la facoltà di chiedere la trattazione orale e di presenziare personalmente, nei termini previsti.
La causa di giustificazione non opera quando la condotta è qualificata come fraudolenta e finalizzata a conseguire un pagamento indebito da parte di un'azienda pubblica; in tale situazione non si agisce nell'esercizio di un diritto.
Massime di principio
- Nel giudizio di appello trattato in forma cartolare non sussiste un vulnus all'art. 111 Cost. quando l'ordinamento prevede la possibilità per l'imputato di chiedere la trattazione orale e la sua presenza personale, purché l'istanza sia proposta nel termine decadenziale previsto.
- Una censura in cassazione è inammissibile per genericità quando si limita a riprodurre doglianze già esaminate e puntualmente disattese dal giudice di merito, senza confrontarsi con la motivazione della sentenza impugnata.
- L'eccezione di indeterminatezza dell'imputazione è infondata se il capo d'accusa contiene riferimenti precisi alla condotta, all'importo e alla causale della pretesa, tali da consentire all'imputato di difendersi compiutamente.
- La causa di giustificazione dell'esercizio di un diritto non è configurabile quando la condotta contestata consiste nell'uso di modalità fraudolente per ottenere un pagamento indebito da un soggetto pubblico.
- I motivi di ricorso devono essere specifici e argomentati: la mera affermazione che il giudice d'appello non avrebbe esaminato le deduzioni difensive non è sufficiente se la sentenza impugnata le ha invece affrontate espressamente.
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