Cassazione Penale, Sentenza n. 18277/2023 del 03/05/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
I ricorrenti, dipendenti della ditta di manutenzione "Antinfortunistica Nazionale s.n.c.", furono ritenuti dalla Corte d'appello responsabili del reato di furto di energia elettrica (artt. 110, 624, 625, comma 1, nn. 2 e 7 c.p.), in quanto venne accertato un cavo lungo circa 30 metri che collegava il contatore della scuola elementare "Papa Giovanni XXIII" a una piattaforma semovente usata per lavori di manutenzione. In primo grado era stata dichiarata l'estinzione del reato per prescrizione; il P.M. aveva appellato ottenendo la riforma. I ricorrenti impugnavano in Cassazione per violazione di legge e vizio di motivazione, sostenendo che la ditta era appaltatrice dei lavori e legittimata ad accedere ai locali e che l'uso dell'energia per ricaricare la piattaforma era funzionale alla manutenzione (escludendo violenza sulle cose e mezzo fraudolento). La Corte di Cassazione ha ritenuto che la motivazione della Corte d'appello fosse carente perché non aveva esaminato il contenuto del contratto di appalto né valutato il profilo soggettivo degli imputati e la possibile esimente contemplata dall'art. 47 c.p.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto i ricorsi, annullando la sentenza della Corte d'appello di Bari e rinviando per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte d'appello di Bari. Motivo dell'annullamento: carenza della motivazione della Corte d'appello, in particolare l'assenza di verifica specifica delle clausole contrattuali relative all'utilizzo dell'energia e la mancata valutazione del profilo soggettivo degli imputati e della possibile esimente (art. 47 c.p.).
Norme richiamate
artt. 110, 624, 625, comma 1, nn. 2 e 7 c.p.
La Corte di merito aveva ritenuto ricorrenti i presupposti del furto aggravato (con l'ipotesi di uso di mezzo fraudolento e altre aggravanti). La Cassazione ha contestato la motivazione perché la Corte d'appello non ha esaminato se sussistessero elementi contrattuali o autorizzativi che escludessero la illiceità dell'appropriazione dell'energia.
Riferita come possibile esimente: la valutazione se gli operai potessero ragionevolmente ritenere di avere il diritto di servirsi dell'energia del committente (ossia la mancanza del dolo) era necessaria ma non è stata compiuta dalla Corte d'appello.
Massime di principio
- In ipotesi di presunta appropriazione di utenze altrui (es. energia elettrica) è essenziale verificare il contenuto del contratto di appalto e le eventuali clausole o prassi che autorizzino l'utilizzo in loco delle risorse del committente.
- La sussistenza del reato richiede non solo l'accertamento materiale della sottrazione, ma anche la prova del profilo soggettivo (dolo) e dell'assenza di un ragionevole affidamento degli agenti su un'autorizzazione; tale valutazione può escludere la rilevanza penale (esimente).
- L'utilizzo di strumenti o mezzi (es. piattaforma elettrica) per svolgere attività di manutenzione può essere legittimo se l'alimentazione in loco è funzionale e autorizzata; la semplice presenza di un cavo non è di per sé sufficiente a fondare il reato senza accertare l'assenza di autorizzazione e la presenza di mezzi fraudolenti.
- In sede di impugnazione la Corte di merito deve fornire motivazioni specifiche e non generiche: se la decisione si fonda sull'assenza di autorizzazione occorre che la Corte abbia esaminato il contratto e le risultanze istruttorie relative al rapporto contrattuale e alle prassi operative.
- Per la difesa in casi analoghi è cruciale produrre il contratto, ordini di servizio, documentazione che dimostri autorizzazioni o prassi di ricarica in loco; per l'accusa è necessario provare l'assenza di qualsiasi autorizzazione e l'intenzionalità fraudolenta.
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