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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11196/2024 del 18/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva revocato la pena sostitutiva di 40 giorni di lavoro di pubblica utilità. Il ricorrente deduce: (1) travisamento del fatto e motivazione apparente/illogica, perché il GIP aveva affermato che il prevenuto non aveva mai preso contatti con l'Ente Misericordia di Pistoia, mentre risulta invece documentalmente che Mosi aveva preso contatti e svolto il lavoro dal 20/07/2021 al 15/11/2021; (2) violazione dell'art. 186, comma 9-bis, cod. della strada e vizio di motivazione, sostenendo che l'onere di individuare l'ente convenzionato non fosse a carico dell'imputato e che la cessazione della convenzione non debba penalizzare chi ha comunque effettuato la prestazione prevista.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato nei limiti indicati. Ha rilevato la presenza della dichiarazione del Direttore del Servizio Infermi della Misericordia di Pistoia, datata 7/12/2021, attestante che Mosi ha svolto il servizio di pubblica utilità dal 20/07/2021 al 15/11/2021. Ha inoltre evidenziato contraddizioni della motivazione dell'ordinanza impugnata, che si basava su una relazione dell'UEPE e affermava che il prevenuto non avesse mai preso contatti con l'ente. Per tali carenze e contraddizioni motivazionali la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio per nuovo giudizio al GIP del Tribunale di Pistoia.

Norme richiamate

  • art. 186, comma 9-bis, d. lgs. 30 aprile 1992, n. 285 (Codice della strada)

    La norma consente la revoca della pena sostitutiva in presenza di mancato effettivo svolgimento del lavoro di pubblica utilità. Nella fattispecie la Corte richiede che l'applicazione di tale rimedio sia sorretta da motivazione coerente e da elementi probatori non contraddittori: se emergono attestazioni documentali del concreto svolgimento del lavoro, la revoca non è legittima.

Massime di principio

  • La revoca di una pena sostitutiva per mancato svolgimento del lavoro di pubblica utilità richiede una motivazione chiara e coerente fondata su elementi probatori non contraddittori; dichiarazioni dell'ente che attestano l'effettivo servizio contrastano efficacemente una revoca.
  • In caso di conflitto tra relazioni (es. UEPE) e attestazioni dell'ente ospitante, il giudice dell'esecuzione deve valutare e chiarire le discrepanze prima di disporre la revoca; le contraddizioni nella motivazione comportano l'annullamento e il rinvio.
  • La cessazione della convenzione dell'ente con l'autorità giudiziaria non deve automaticamente essere fatta gravare sul condannato se questi ha dimostrato di avere preso contatti e di aver effettivamente svolto la prestazione nei tempi indicati.
  • Per difendersi efficacemente in situazioni analoghe è fondamentale acquisire e depositare documentazione formale dell'ente (attestati di inizio/fine servizio, comunicazioni INAIL, registrazioni presenze) e segnalazioni che dimostrino i contatti avvenuti; tali prove possono impedire revoche basate su presunzioni o relazioni contraddittorie.
  • Se il provvedimento di revoca si fonda su elementi amministrativi (es. mancata apertura posizione INAIL o mancato rinnovo di convenzione), va valutato il ruolo dell'amministrazione/ente e la tempistica: l'assenza di adempimenti a valle non sempre giustifica la revoca se il prestatore ha adempiuto la propria parte.

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