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Cassazione Penale, Ordinanza n. 22943/2025 del 18/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha quindi condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e, ravvisando profili di colpa nell'evidente inammissibilità dell'impugnazione, al versamento di euro tremila alla Cassa delle ammende ex art. 616 c.p.p.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello che, in parziale riforma della decisione di primo grado, aveva dichiarato estinto per prescrizione il reato di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, revocando le pene accessorie e rideterminando in senso più favorevole il trattamento sanzionatorio, ma aveva confermato la responsabilità per i delitti di bancarotta fraudolenta documentale e di bancarotta fraudolenta per distrazione. Con l'unico motivo ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione sulla affermazione di responsabilità per i reati residui. In particolare, quanto alla bancarotta fraudolenta documentale, la censura è stata ritenuta generica e priva di specificità perché non si confrontava con la motivazione d'appello, si limitava a riproporre doglianze già formulate e disattese e, di fatto, contestava in modo non rituale la prova del fatto e della responsabilità, senza dedurre un vero travisamento della prova. Quanto alla bancarotta fraudolenta distrattiva, il motivo è stato ritenuto manifestamente infondato e anch'esso generico, perché la disponibilità degli assegni in capo alla società fallita era stata affermata dai giudici di merito sulla base della prova orale, in particolare della deposizione di un teste di polizia giudiziaria, e il ricorso non si confrontava con tale prova specifica.

Norme richiamate

  • art. 12 d.lgs. n. 74 del 2000

    richiamato per la revoca delle pene accessorie a seguito della declaratoria di prescrizione del reato tributario

  • art. 616 cod. proc. pen.

    richiamato per la condanna del ricorrente alle spese processuali e al pagamento della somma in favore della Cassa delle ammende in caso di inammissibilità del ricorso

  • d.lgs. n. 74 del 2000

    fonte del reato tributario estinto per prescrizione in appello

Massime di principio

  • Il motivo di ricorso per cassazione deve contenere una critica effettiva e specifica alla motivazione della sentenza impugnata; la mera riproposizione di doglianze di merito già formulate in appello non è sufficiente.
  • Non è ammissibile, in sede di legittimità, una censura che si risolva nella contestazione generica della ricostruzione del fatto o della prova, senza indicare in modo rituale un travisamento della prova e senza confrontarsi con gli specifici elementi probatori valorizzati dai giudici di merito.
  • Quando la responsabilità è sorretta da una motivazione che richiama prova orale specifica, il ricorso che non si misuri con tale prova è generico e manifestamente infondato.
  • L'inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente alle spese processuali e, ove emerga colpa nell'impugnazione, anche al pagamento di una somma alla Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieBancarotta fraudolentaDichiarazione fraudolentaImpugnazioni
RamiReati fallimentariReati tributariProcesso penale
SottomaterieBancarotta documentaleBancarotta patrimoniale
IstitutiInutilizzabilità della prova

Testo integrale

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