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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12715/2025 del 02/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Ministero ha impugnato l'ordinanza della Corte d'appello di Napoli che aveva riconosciuto a Mario Veneruso la riparazione per ingiusta custodia cautelare subita dal 4/3/2010 al 19/6/2013 e l'assoluzione definitiva. Il ricorso deduceva violazione di legge e vizio di motivazione (art. 606 c.p.p.) sostenendo che la condotta del Veneruso fu gravemente colposa: era intervenuto, accompagnando la vittima Michele Iorio dall'autore dell'estorsione Francesco Rea, ed era noto per essere fratello di un esponente apicale del sodalizio mafioso, circostanze che avrebbero potuto contribuire all'adozione della misura cautelare; inoltre contestava la mancata valutazione dell'eventuale colpa lieve ai fini della quantificazione dell'indennizzo.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, annullando l'ordinanza impugnata e rinviando la causa alla Corte d'appello di Napoli per un nuovo esame. La Corte ha chiarito i principi da applicare: il giudice della riparazione deve compiere una valutazione autonoma ed ex ante delle risultanze per stabilire se la condotta del richiedente, in termini oggettivi, possa aver creato una situazione di prevedibile intervento dell'autorità (criterio dell'id quod plerumque accidit). Ha precisato che la colpa rilevante ai fini ostativi non coincide con la colpa penale ma è una valutazione oggettiva della prevedibilità e della rilevanza causale della condotta; se la colpa è lieve ciò incide solo sul "quantum" dell'indennizzo. La materia dovrà essere nuovamente valutata dal giudice di merito con motivazione adeguata.

Norme richiamate

  • art. 314, comma 1, cod. proc. pen.

    Norma richiamata in relazione alla esclusione del diritto alla riparazione quando sussista colpa grave del detenuto; la Corte la utilizza come parametro per valutare l'ostatività della condotta del richiedente.

  • art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.

    Norma procedurale invocata quale base per la proposizione del ricorso in cassazione avverso l'ordinanza sulla riparazione.

  • art. 606, comma 1, lett. b ed e, cod. proc. pen.

    Previsione delle censure in cassazione (violazione di legge e vizio della motivazione) con le quali il Ministero ha articolato il motivo di ricorso.

  • Principio giurisprudenziale "id quod plerumque accidit" (criterio di prevedibilità)

    Principio richiamato dalla Corte per definire il parametro oggettivo di prevedibilità: la colpa grave ostativa è valutata secondo ciò che, secondo la comune esperienza, la condotta poteva ragionevolmente far prevedere in termini di intervento dell'autorità.

Massime di principio

  • Il giudice della riparazione opera un giudizio autonomo ed ex ante: non accerta la responsabilità penale, ma se la condotta del richiarante abbia oggettivamente potuto contribuire alla misura cautelare.
  • La "colpa grave" rilevante per escludere l'indennizzo è un parametro oggettivo (id quod plerumque accidit) e non coincide con la colpa penale soggettiva; va valutata la prevedibilità della reazione dell'autorità in base alla comune esperienza.
  • Comportamenti extracontestuali o processuali che esternino contiguità con attività criminale (es. intermediazione nota per rapporti con esponenti mafiosi, accompagnare la vittima dall'estorsore) possono integrare una condotta ostativa al riconoscimento della riparazione, se risultano, nella valutazione ex ante, idonei a far intervenire l'autorità.
  • Se la colpa è riconosciuta ma lieve, essa non esclude automaticamente l'indennizzo: rileva invece ai fini della quantificazione dell'importo da corrispondere (taxatio).
  • La Corte di cassazione controlla la correttezza del procedimento logico-giuridico del giudice di merito; se riscontra carenze motivazionali o applicative di principi, annulla e rinvia perché il merito rinnovi la valutazione conformemente ai principi indicati.

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