Cassazione Penale, Ordinanza n. 21041/2026 del 08/06/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché generico. Ha ritenuto che i motivi non si confrontassero con la motivazione della sentenza impugnata, che aveva dato adeguata e non illogica giustificazione della sussistenza del dolo e della natura appropriativa della condotta. Conseguentemente ha disposto le statuizioni previste dall'art. 616 c.p.p.
Esito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
La decisione riguarda il ricorso per cassazione proposto nell'interesse di un soggetto ritenuto responsabile in appello del delitto di peculato per essersi appropriato, in qualità di amministratore di sostegno, di somme di denaro appartenenti all'amministrato. I motivi di ricorso, trattati congiuntamente, contestavano la valutazione dell'elemento soggettivo del reato e, più in generale, la configurabilità del delitto ritenuto in sentenza. La Corte rileva però che il ricorso non si confronta con la motivazione della sentenza di merito, la quale aveva valorizzato prelievi ripetuti dal conto dell'amministrato, anche mediante assegni a favore dell'imputato, la mancata indicazione di tali operazioni nel rendiconto e l'omessa risposta alle richieste di chiarimenti sulla destinazione delle somme.
Norme richiamate
In caso di inammissibilità del ricorso seguono le pronunce conseguenti previste dalla norma.
Massime di principio
- Il ricorso per cassazione è inammissibile quando si risolve in censure generiche che non si confrontano puntualmente con la motivazione della sentenza impugnata.
- La deduzione sull'elemento soggettivo del reato non è sufficiente se non spiega perché gli argomenti del giudice di merito, sorretti da coerenza logica e giuridica, sarebbero erronei o manifestamente illogici.
- Ai fini della configurabilità del peculato da parte di un soggetto che gestisce il patrimonio altrui, la ripetuta sottrazione di somme, la loro mancata contabilizzazione e l'assenza di giustificazioni sulla destinazione possono essere valorizzate come indici della volontà di appropriazione.
- Una condotta complessivamente incompatibile con la negligenza o l'imperizia nella gestione patrimoniale può fondare il convincimento circa il dolo appropriativo.
Come è indicizzato
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