Cassazione Penale, Sentenza n. 34793/2024 del 16/09/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorrente impugnava la sentenza della Corte d'appello che lo aveva condannato per bancarotta fraudolenta documentale (e assolto dalla bancarotta distrattiva), deducendo: vizio di motivazione per omissione di risposta alla richiesta difensiva di riqualificazione in bancarotta semplice con conseguente estinzione per prescrizione; carenza di prove della consapevolezza dell'imputato rispetto alle operazioni contestate (molte delle quali annotate dopo la cessazione di fatto della sua attività amministrativa); genericità della contestazione relativa alle annotazioni contabili, senza indicazione puntuale delle scritture irregolari; e che la mera carica formale non dimostra il dolo richiesto per la bancarotta fraudolenta, al più potendosi ravvisare negligenza e quindi bancarotta semplice. Si sosteneva inoltre che alcune annotazioni erano state effettuate entro i termini di legge dal depositario e che le annotazioni successive al 10/04/2013 non potevano essere attribuite al ricorrente.
La decisione
La Corte di cassazione ha accolto il ricorso. Ha ritenuto che la motivazione della sentenza impugnata fosse lacunosa e non avesse risposto a doglianze decisive (in particolare la richiesta di riqualificazione in bancarotta semplice). Ha censurato la mancata individuazione puntuale delle annotazioni contabili contestate e la genericità dell'imputazione. Per tali ragioni la sentenza della Corte d'appello è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
Norme richiamate
artt. 217 e 224 legge fallimentare (R.D. 16 marzo 1942, n. 267)
Le disposizioni riguardano le fattispecie di bancarotta fraudolenta (distrattiva e documentale). Nel caso, la difesa ha chiesto la riqualificazione in bancarotta semplice ai sensi della disciplina fallimentare, sostenendo l'assenza del dolo specifico per la documentale fraudolenta
art. 606, comma 1, lett. e) codice di procedura penale
Richiamato dai giudici di legittimità: la mancata risposta a specifiche doglianze decisive integra vizio di motivazione ai sensi di detta norma, giustificando l'annullamento quando la motivazione del giudice di merito sia incompleta
Massime di principio
- La mancata risposta da parte del giudice di merito a questioni formulate dalla difesa e dotate di decisività costituisce vizio di motivazione e può portare all'annullamento della sentenza in Cassazione.
- Per i reati di bancarotta documentale/fraudolenta è necessario specificare in modo puntuale le annotazioni contabili contestate: imputazioni generiche sulle scritture possono rendere la motivazione insufficiente.
- La mera carica formale di amministratore non è di per sé sufficiente a provare il dolo necessario per la bancarotta fraudolenta; occorre dimostrare la consapevolezza e la partecipazione alle operazioni irregolari. In assenza di tale prova, può configurarsi al più responsabilità per bancarotta semplice o negligenza.
- Annotazioni relative a operazioni effettuate dopo la cessazione del mandato o della gestione effettiva dell'amministratore non sono automaticamente imputabili a quest'ultimo e vanno valutate temporalmente e fattualmente.
- Se la difesa chiede la riqualificazione del fatto (es. in bancarotta semplice per prescrizione), il giudice deve valutare e motivare espressamente sulla richiesta, perché la mancata valutazione è decisiva ai fini della decisione.
Testo integrale
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