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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 31240/2025 del 17/09/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione della sentenza della Corte d'appello di Bari che aveva assolto l'imputato dal reato di ricettazione, per vizio motivazionale. Il Procuratore Generale censura: (1) travisamento e errata valutazione delle dichiarazioni del teste di polizia giudiziaria Antonio Martino, che avrebbero invece escluso dubbi circa la riferibilità di alcuni pezzi (autoradio, contachilometri, quattro portiere, cambio meccanico) alla Volkswagen Polo rubata; (2) omesso confronto con la motivazione di primo grado che aveva ritenuto di provenienza furtiva anche altri componenti, dati la mancanza dei segni identificativi, la natura dei pezzi e l'assenza di giustificazioni da parte dell'imputato, titolare di una rivendita di ricambi.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile la censura sotto il profilo della violazione degli artt. 125 e 192 c.p.p. quando utilizzata come vizio di legge, ma ha ritenuto invece ammissibile e fondata la doglianza per travisamento e contraddittorietà della motivazione. Ha constatato che la Corte d'appello aveva errato nell'interpretare la testimonianza del poliziotto (errore percettivo/travisamento) circa la certa riferibilità di alcuni componenti al veicolo trafugato e aveva omesso di valutare, coordinandole, circostanze probatorie che avrebbero potuto dimostrare la provenienza illecita delle restanti parti (assenza di segni identificativi, professione dell'imputato, mancata giustificazione). Per tali ragioni la Cassazione ha annullato la sentenza impugnata e ha disposto il rinvio ad altra sezione della Corte d'appello di Bari per nuovo giudizio con rivalutazione delle risultanze probatorie.

Norme richiamate

  • artt. 610 (commi 1 e 5) e 611 (comma 1) cod. proc. pen.

    Richiamati per spiegare che il procedimento si è svolto in contraddittorio scritto, senza trattazione orale in assenza di rituale richiesta.

  • art. 606, comma 1, lett. b) ed e), cod. proc. pen.

    Norme che disciplinano i motivi di ricorso per cassazione invocati: lett. b) per violazione di norme processuali e lett. e) per vizio di motivazione (mancanza, insufficienza, contraddittorietà, illogicità).

  • art. 125 cod. proc. pen.

    Richiamato nella prospettazione del ricorrente ma la Corte precisa che le doglianze sulla valutazione probatoria non possono essere trasformate in censure di illegittimità di questa norma.

  • art. 192 cod. proc. pen.

    La Corte ricorda che non è consentito dedurre la violazione di tale norma al fine di criticare la valutazione della prova nella forma di motivo di diritto, salvo specifiche ipotesi tassative; pertanto le censure di merito devono essere poste sotto il corretto profilo (lett. e)).

  • Sez. U, n. 29541 del 16/07/2020 (Filardo)

    non è «consentito il motivo di ricorso con cui si deduca la violazione dell'art. 192 cod. proc. pen., anche se in relazione agli artt. 125 e 546, comma 1, lett. e), codice di rito, per censurare l'omessa o erronea valutazione degli elementi di prova acquisiti, in quanto i limiti all'ammissibilità delle doglianze connesse alla motivazione, fissati specificamente dall'art. 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen., non possono essere superati ricorrendo al motivo di cui all'art. 606, comma 1, lett. c), cod. proc. pen., ed in difetto di una espressa sanzione di inutilizzabilità, nullità, inammissibilità, decadenza»

    La giurisprudenza di legittimità delimita i confini dell'ammissibilità delle censure: non è possibile usare certi motivi di diritto per superare i limiti di censura previsti per la motivazione; tuttavia la Corte può intervenire quando ricorra travisamento o contraddittorietà della motivazione rispetto agli atti.

  • art. 546, comma 1, lett. e) cod. proc. pen. (richiamato nella giurisprudenza)

    Menónzionata nella motivazione giurisprudenziale: riguarda gli oneri motivazionali della sentenza di primo grado; citata per chiarire i limiti delle censure in Cassazione.

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non rientra nel merito della valutazione delle prove per sostituirsi al giudice di merito, ma interviene quando ricorre un travisamento della prova o una contraddittorietà della motivazione che renda illogico il decisum.
  • Se la sentenza di appello interpreta in modo contrastante o altera il contenuto di dichiarazioni testimoniali essenziali (errore percettivo/travisamento), ciò può giustificare l'annullamento per vizio di motivazione.
  • L'omesso confronto con le conclusioni e la motivazione di primo grado su punti fondamentali (ad esempio l'interpretazione della prova circa la provenienza illecita di beni) integra un vizio motivazionale rilevante in Cassazione.
  • Nelle ipotesi di ricettazione, la combinazione di elementi quali: identificazione certa di componenti, compatibilità tecnica, assenza dei segni di fabbrica, professione del possessore (rivenditore di ricambi) e mancanza di giustificazioni documentate può costituire un quadro indiziario idoneo a sostenere l'origine illecita, purché i giudici valorizzino e coordinino tali elementi nella motivazione.
  • In sede di impugnazione in Cassazione è strategico allegare e richiamare integralmente atti e trascrizioni (es. verbali di testi) per dimostrare specificamente dove la valutazione del giudice di merito abbia travisato o omesso passaggi decisivi.
  • Le doglianze sulla mera diversa valutazione della prova devono essere inquadrate secondo le fattispecie ammessi dall'art. 606 c.p.p.: privilegiando motivi di contraddittorietà, insufficienza logica e travisamento piuttosto che generiche doglianze di valutazione.

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