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Cassazione Civile, Ordinanza n. 16117/2026 del 25/05/2026

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (contribuente)

La controversia

La società aveva impugnato un avviso di accertamento con cui l’Amministrazione finanziaria aveva determinato induttivamente, anche mediante accertamenti bancari, un maggior imponibile ai fini Ires, Irap e Iva per l’anno 2011. La CTP aveva accolto solo in parte il ricorso, annullando due riprese fiscali: una relativa a movimentazioni bancarie ritenute non contabilizzate per euro 9.800,00 e un’altra pari a euro 95.025,00, qualificata dall’Ufficio come ricavi da cessioni di beni occultate dietro apparenti movimentazioni di merce data in visione e poi restituita. La CTR aveva respinto sia l’appello principale dell’Agenzia sia quello incidentale della società, confermando la decisione di primo grado. In cassazione l’Agenzia deduceva, con un solo motivo ex art. 360, comma 1, n. 4, c.p.c., la nullità della sentenza per motivazione apparente, sostenendo che la CTR si fosse limitata a una conferma pedissequa della sentenza di primo grado, senza valutare specificamente gli elementi dell’appello volti a evidenziare incongruenze contabili e gestionali idonee a sorreggere le riprese fiscali.

La decisione

La Corte ha ritenuto infondato l’unico motivo di ricorso. Ha affermato che la motivazione della CTR, pur sinteticamente espressa e svolta per relationem rispetto alla sentenza di primo grado, non era meramente acritica: il giudice d’appello aveva richiamato la decisione appellata, verificato se i motivi di gravame fossero idonei a ribaltarla e concluso negativamente, valorizzando la prevalenza dei dati contabili e documentali rispetto agli argomenti logici e presuntivi dell’Ufficio. La sentenza d’appello conteneva quindi un percorso argomentativo coerente e sufficiente; inoltre, non era necessario un esame analitico di ogni singolo rilievo d’appello, potendo ritenersi implicitamente disattesi gli argomenti incompatibili con la soluzione adottata. Il ricorso è stato pertanto rigettato, con condanna dell’Agenzia alle spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 360, comma 1, n. 4, c.p.c.

    è stato invocato come parametro del motivo di ricorso per nullità della sentenza per motivazione apparente; la Corte ha escluso la nullità perché la motivazione della CTR era logicamente coerente e non meramente adesiva.

  • art. 380-bis1 c.p.c.

    richiamato solo per la memoria depositata dalla controricorrente; nessuna specifica questione interpretativa è affrontata.

Massime di principio

  • La sentenza d’appello può essere validamente motivata per relationem rispetto alla decisione di primo grado, purché il giudice di gravame dia conto, anche sinteticamente, delle ragioni della conferma o dell’identità delle questioni già esaminate e il complessivo percorso argomentativo delle due decisioni risulti coerente e completo.
  • Ricorre la motivazione apparente solo quando il giudice d’appello si limiti ad aderire in modo acritico alla sentenza di primo grado senza alcuna valutazione della fondatezza dei motivi di gravame; non è invece necessario l’esame analitico di ogni singolo argomento o dato probatorio dedotto in appello.
  • Gli argomenti, le tesi e i rilievi non espressamente esaminati possono ritenersi implicitamente disattesi quando siano incompatibili con la soluzione adottata e con l’iter argomentativo seguito dal giudice.
  • In materia di accertamento fiscale, il giudice può valorizzare la prevalenza dei dati cartolari e contabili rispetto a deduzioni logiche o presuntive dell’Ufficio, purché la valutazione complessiva sia coerente e motivata.

Come è indicizzato

MaterieAccertamentoImpugnazioni
RamiTributiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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