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Cassazione Penale, Ordinanza n. 06519/2025 del 17/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso avverso la sentenza della Corte d'appello che aveva confermato la responsabilità per ricettazione. L'unico motivo contestava la correttezza della motivazione sul giudizio di colpevolezza e, in particolare, la qualificazione giuridica del fatto, sostenendo in sostanza che la condotta dovesse essere ricondotta, al più, all'ipotesi contravvenzionale dell'incauto acquisto. La Corte di cassazione ha però rilevato che la censura riproduceva pedissequamente doglianze già dedotte in appello e disattese dal giudice di merito, senza offrire una critica specifica e argomentata della decisione impugnata.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che la motivazione della sentenza impugnata fosse immune da vizi logici e giuridici, perché la Corte territoriale aveva spiegato in modo coerente la sussistenza sia dell'elemento materiale sia di quello psicologico della ricettazione. In particolare, ha valorizzato la consapevolezza della provenienza illecita del bene, desunta anche da elementi indiretti e dalla mancanza di plausibili spiegazioni sulla legittima provenienza. Ha inoltre ribadito che il dolo di ricettazione può essere anche eventuale e che la fattispecie non può essere confusa con l'incauto acquisto. Conseguentemente, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 648 c.p.

    ai sensi dell'art. 2 648 cod. pen.

    Norma di riferimento per il delitto di ricettazione; il fatto è stato ritenuto correttamente sussumibile in tale fattispecie perché risultavano integrati sia l'elemento materiale sia quello psicologico, anche nella forma del dolo eventuale.

  • art. 712 c.p.

    non potendo il fatto ... essere inquadrato nell'ipotesi dell'incauto acquisto di cui all'art. 712 cod. pen.

    La mera mancanza di diligenza nel verificare la provenienza della cosa non basta per la ricettazione e, nel caso concreto, la condotta non è stata qualificata come incauto acquisto.

Massime di principio

  • Nel delitto di ricettazione è sufficiente la consapevolezza della provenienza illecita del bene, senza che l'agente debba conoscere in modo preciso e completo tutte le circostanze del reato presupposto.
  • La provenienza delittuosa della cosa può essere desunta da elementi indiretti, compreso il comportamento dell'imputato e la mancata o non attendibile spiegazione della provenienza del bene.
  • La ricettazione può essere integrata anche dal dolo eventuale, quando l'agente rappresenti la concreta possibilità della provenienza delittuosa del bene e ne accetti il rischio; non è invece sufficiente un mero sospetto o una semplice negligenza nella verifica della provenienza.
  • La distinzione tra ricettazione e incauto acquisto dipende dal livello di consapevolezza dell'agente: la prima richiede un accettato rischio della provenienza illecita, la seconda riguarda soltanto una condotta colposa o imprudente.
  • È inammissibile il ricorso per cassazione che si limiti a riproporre censure già dedotte in appello senza confrontarsi in modo specifico con la motivazione della sentenza impugnata.

Come è indicizzato

MaterieRicettazioneImpugnazioni
RamiDelitti contro il patrimonioProcesso penale
IstitutiDolo eventualeOnere della prova

Testo integrale

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