Cassazione Penale, Sentenza n. 5912/2023 del 13/02/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Teramo del 28/04/2022 che aveva rigettato l'istanza di annullamento o revoca del sequestro preventivo, disposto a fini di confisca correlata a reati tributari ascritti a DI BERNARDO, su due immobili formalmente di proprietà della società appellante J.V. La società deduceva preliminarmente l'omessa notifica del decreto di sequestro e censurava il mancato esame, da parte del giudice dell'appello, delle circostanze relative all'antecedenza degli atti di acquisto rispetto ai reati contestati, allo sfratto/sgombero di uno degli immobili dopo il terremoto del 2016 e al fatto che l'altro immobile era dato in locazione a DI BERNARDO in base a un contratto regolare con J.V., società estranea ai fatti. Si sosteneva quindi l'assenza di elementi idonei a dimostrare che gli immobili fossero nella disponibilità reale di DI BERNARDO e il mancato rispetto del principio secondo cui non può sussistere una presunzione di intestazione fittizia senza adeguata prova.
La decisione
La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione per carenza di specificità dell'impugnazione, rilevando che il Tribunale di Teramo aveva ampiamente motivato il rigetto della richiesta di dissequestro sulla base di risultanze dichiarative e documentali che attribuivano la effettiva disponibilità e il controllo degli immobili al DI BERNARDO (richiami a dichiarazioni di prestanome, movimenti di mutuo e pagamenti giustificati con contratti di locazione risultati inesistenti, testimonianze sull'assunzione di cariche societarie su indicazione di DI BERNARDO). Il ricorso non ha efficacemente contestato tali elementi fattuali e giuridici, limitandosi a rilievi generici; perciò la Corte ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile, ha condannato la società ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di Euro 3.000 in favore della Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
Norma richiamata quale rito di impugnazione dell'ordinanza: la Corte valorizza i requisiti di specificità e concreta contestazione degli elementi fattuali nel giudizio di impugnazione. In pratica, l'appello ai sensi dell'art. 322-bis deve essere adeguatamente motivato e confrontarsi con le risultanze probatorie valorizzate dal giudice del merito, pena l'inammissibilità.
Massime di principio
- Un impugnante contro un provvedimento di rigetto di dissequestro preventivo deve specificamente e dettagliatamente confrontarsi con le argomentazioni e le risultanze fattuali e documentali su cui il giudice ha fondato il provvedimento; rilievi generici o limitati a questioni procedurali possono rendere l'appello (e il successivo ricorso in cassazione) inammissibile.
- Quando il giudice del merito presenta una motivazione articolata che ricostruisce connessioni documentali e dichiarative (contratti, movimenti bancari, dichiarazioni di prestanome, testimonianze sull'effettiva disponibilità), l'onere dell'impugnante è di confutare specificamente tali elementi per ottenere l'annullamento o la revoca del sequestro preventivo.
- Nel giudizio sul sequestro preventivo finalizzato alla confisca, la mera titolarità formale non esclude la possibilità che il bene sia ritenuto nella disponibilità dell'indagato: occorre valutare la complessiva prova della effettiva riferibilità e del controllo esercitato da terzi. Chi contesta questa riferibilità deve portare elementi concreti contrari.
- La mancata specificazione dei vizi impugnati rispetto alla motivazione del provvedimento impugnato comporta rischio di inammissibilità e condanna alle spese; pertanto le impugnazioni devono essere redatte in modo da indicare chiaramente i punti di doglianza e gli elementi di fatto o di diritto che si ritengono erroneamente valutati.
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