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Cassazione Penale, Ordinanza n. 18021/2026 del 19/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la correttezza della declaratoria di inammissibilità pronunciata de plano dal Magistrato di sorveglianza. Ha inoltre condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro tremila in favore della Cassa delle ammende, in ragione dell’irritualità dell’impugnazione.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (magistrato di sorveglianza)

La controversia

La vicenda riguarda un’istanza presentata ai sensi dell’art. 35-ter ord. pen. per ottenere un rimedio risarcitorio/riparatorio per asserite condizioni detentive non conformi all’art. 3 CEDU. Il detenuto aveva indicato alcuni periodi di detenzione, ma si era limitato a un richiamo generico e astratto alla violazione convenzionale, senza specificare i fatti materiali posti a fondamento della domanda, le concrete violazioni subite e gli istituti penitenziari in cui si sarebbero verificate. Il Magistrato di sorveglianza aveva quindi dichiarato l’istanza inammissibile con procedura de plano. Il successivo reclamo è stato qualificato dal Tribunale di sorveglianza come ricorso per cassazione. Nel ricorso si contestava la declaratoria di inammissibilità, ma la Corte ha ritenuto corretto l’operato del giudice di sorveglianza, richiamando il principio secondo cui la domanda ex artt. 35-ter e 69, comma 6, ord. pen. è manifestamente inammissibile se non contiene l’indicazione del fatto materiale, delle violazioni dell’art. 3 CEDU e dei luoghi di detenzione interessati.

Norme richiamate

  • art. 35-ter ord. pen.

    Il rimedio riparatorio è azionabile solo mediante un’istanza che descriva compiutamente il fatto materiale e le condizioni detentive lamentate; un richiamo generico alla violazione dell’art. 3 CEDU non basta.

  • art. 69, comma 6, ord. pen.

    La domanda proposta in modo meramente astratto e priva degli elementi fattuali essenziali è manifestamente inammissibile e può essere dichiarata de plano dal Magistrato di sorveglianza.

  • art. 3 CEDU

    La dedotta lesione convenzionale deve essere allegata in modo concreto, con indicazione delle specifiche condizioni detentive e degli istituti penitenziari interessati.

  • Corte cost. n. 186 del 2000

    Richiamata per il profilo di colpa connesso all’irritualità dell’impugnazione, a sostegno della condanna al pagamento della somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • L’istanza riparatoria per trattamenti detentivi contrari all’art. 3 CEDU deve contenere una allegazione fattuale puntuale: periodi di detenzione, fatti materiali, violazioni concretamente subite e istituti penitenziari coinvolti.
  • La mera affermazione di aver subito condizioni detentive non conformi al parametro convenzionale, senza specificazione del contenuto concreto della lesione, non integra il modello legale dell’azione ed espone la domanda a declaratoria di manifesta inammissibilità.
  • Quando l’istanza è intrinsecamente generica e priva degli elementi essenziali, il Magistrato di sorveglianza può dichiararne l’inammissibilità de plano.
  • In sede di impugnazione, la riqualificazione del reclamo in ricorso per cassazione è corretta quando l’ordinanza impugnata proviene dal Magistrato di sorveglianza e la questione riguarda la declaratoria di inammissibilità dell’istanza riparatoria.
  • L’irritualità dell’impugnazione può giustificare, oltre al rigetto/inammissibilità del ricorso, la condanna al pagamento di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso penale
IstitutiNullità processuale

Testo integrale

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