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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 26040/2022 del 06/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza che confermava la custodia cautelare in carcere per i reati di rapina aggravata e sequestro di persona. Denunciava: 1) violazione e falsa applicazione della legge penale sostanziale per aver qualificato i fatti come rapina aggravata nonostante, a suo dire, non vi fosse concreta minaccia o violenza alla persona al momento della sottrazione del telefono, del telecomando e della carta di circolazione; 2) errata qualificazione come sequestro di persona della condotta consistente nel trattenere per il braccio la persona offesa, che sarebbe stata al più funzionale alla consumazione della rapina e configurabile come violenza privata.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per manifesta infondatezza. Il Collegio ha ritenuto credibile la persona offesa e ha valorizzato il contesto unitario di violenza e intimidazione, anche antecedente alle singole sottrazioni, nonché la successiva costrizione fisica volta a trattenere gli oggetti sottratti. Ha confermato che la rapina può integrarsi anche quando la violenza precede o segue la sottrazione e quando l'utilizzo della cosa è temporaneo. Ha inoltre ritenuto autonoma la fattispecie del sequestro di persona, sussistente quando vi sia reale privazione della libertà di allontanamento, protratta per molte ore e tale da richiedere intervento esterno. Per tali ragioni ha respinto il ricorso e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di euro tremila in favore della Cassa per le ammende.

Norme richiamate

  • art. 173, comma 1, disp. att., cod. proc. pen.

    Norma procedurale richiamata come base per la proposizione dei motivi di ricorso in materia di misure cautelari.

  • art. 606, comma 1, lett. b, cod. proc. pen.

    Fondamento normativo invocato per la censura per violazione o falsa applicazione della legge penale sostanziale (motivo di cassazione relativo alla qualificazione del fatto).

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che prevede le conseguenze della dichiarazione di inammissibilità del ricorso, con condanna alle spese e, se non esclusa colpa, al versamento di una somma in favore della cassa delle ammende.

Massime di principio

  • La qualificazione del fatto come rapina non richiede che la violenza o la minaccia si realizzino esattamente nel medesimo istante della sottrazione: un contesto unitario di violenza o una violenza antecedente o successiva, funzionale o strumentale alla sottrazione, può integrare il delitto di rapina.
  • La rapina è compatibile con la sottrazione anche per l'uso temporaneo della cosa o senza intento di arricchimento permanente; l'elemento soggettivo (dolo) può essere concomitante o successivo rispetto all'apprensione.
  • Il sequestro di persona è autonomo rispetto alla rapina quando si configura una reale privazione della libertà di allontanamento (durata significativa, impossibilità di liberarsi senza intervento esterno); in tali casi non si assorbe nella rapina né si qualifica automaticamente come violenza privata.
  • Nelle impugnazioni sulla sola qualificazione giuridica, è necessario dimostrare un interesse concreto a ottenere diversa qualificazione quando da essa non deriverebbe un risultato più favorevole in termini di gravità della pena; altrimenti il motivo può essere ritenuto privo di rilevanza.
  • In sede cautelare la valutazione della credibilità della persona offesa e la coerenza delle dichiarazioni con altri elementi probatori sono decisive; dubbi meramente formali sulla cronologia degli eventi non bastano a ribaltare la qualificazione operata dal giudice territoriale.
  • Ricorsi manifestamente infondati o che non incidono su una situazione soggettiva più favorevole possono essere dichiarati inammissibili e comportare condanna alle spese e ammenda.

Testo integrale

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