Cassazione Penale, Sentenza n. 47321/2022 del 14/12/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Letizia impugnava la sentenza di appello lamentando violazione di legge e vizio di motivazione. Sosteneva di essere un mero "prestanome" e semplice magazziniere, non avendo mai tenuto la contabilità né avuto contatti con la commercialista; inoltre affermava di non poter versare l'IVA perché privo delle credenziali di accesso al conto corrente societario, detenute dall'amministratore di fatto (Quartieri). Chiedeva altresì la riclassificazione della sua condotta in bancarotta documentale semplice anziché fraudolenta.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto precluso al giudice di legittimità rinnovare la valutazione di merito e rivalutare il compendio probatorio richiamato dal ricorrente; ha condiviso la motivazione della corte territoriale, che aveva reputato provata la consapevolezza del Letizia circa le attività illecite poste in essere dall'amministratore di fatto e aveva ravvisato il dolo necessario per la bancarotta fraudolenta (anche impropria) in relazione al mancato versamento dell'IVA per il 2009 per euro 276.278,12. Di conseguenza la qualificazione come bancarotta semplice è stata esclusa. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e alla somma di euro 3.000,00 in favore della cassa delle ammende (art. 616 c.p.p.).
Norme richiamate
art. 223, comma 2, n. 2, legge fallimentare
Le "operazioni dolose" rilevanti ai fini della bancarotta fraudolenta possono consistere anche nel sistematico inadempimento di obbligazioni fiscali (es. mancato versamento IVA), se frutto di una scelta gestionale consapevole che aumenta l'esposizione debitoria verso l'erario
art. 606, comma 1, lett. e), c.p.p. (modificato dalla legge n. 46/2006)
Limita la possibilità per la Corte di Cassazione di sindacare il 'travisamento del fatto': in cassazione non è consentita la rinnovazione o la rivalutazione delle prove e dei fatti già accertati dal giudice di merito
art. 23, comma 8, d.l. 28 ottobre 2020, n. 137
Regola la celebrazione delle udienze (in questo contesto giustifica la trattazione scritta/requisitoria scritta del Procuratore generale e la modalità di trattazione del ricorso)
Consente la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di somme a favore della cassa delle ammende in caso di ricorso dichiarato inammissibile, quando sia ravvisabile colpa nel proporre l'impugnazione
Massime di principio
- La Corte di Cassazione non può rimettere in discussione la valutazione delle prove compiuta dai giudici di merito: i motivi che si risolvono in una mera rivalutazione dei fatti sono inammissibili
- L'amministratore di diritto può essere ritenuto penalmente responsabile (anche per bancarotta fraudolenta) se emerge una consapevolezza, anche generale e non riferita a singole operazioni, delle attività illecite poste in essere dall'amministratore di fatto
- Il mancato versamento sistematico di tributi (es. IVA) può integrare le "operazioni dolose" previste dall'art. 223 l.f. se dimostra una scelta gestionale consapevole che ha determinato l'aggravamento della posizione debitoria societaria
- In casi di contestazione della titolarità effettiva dei poteri (prestanome vs. dominus), il dato decisivo è la prova dei "segnali di allarme" o della consapevolezza concreta del rischio/fatto illecito: la mera affermazione di inesistenza di poteri operativi non è sufficiente se sussistono indici contrari
- Nell'impugnazione in Cassazione è fondamentale formulare censure di diritto precise e non limitarsi a proposte alternative di ricostruzione fattuale; motivi manifestamente volti a rivedere i fatti possono essere dichiarati inammissibili e comportare sanzioni
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