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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 51751/2023 del 29/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza che ha autorizzato la consegna in esecuzione di un mandato d'arresto europeo emesso dalla Corte di Brasov per reati in materia di stupefacenti, sostenendo che la consegna esporrebbe il richiedente al rischio concreto di trattamenti disumani e degradanti nelle carceri rumene. La difesa lamenta carenza di motivazione e insufficienza delle informazioni ricevute dalle autorità rumene, richiamando rapporti internazionali (CPT, Comitato contro la Tortura ONU, visite APADOR-CH) che attesterebbero criticità strutturali e sovraffollamento nelle carceri di Codlea e Aiud e che non sarebbero state adeguatamente neutralizzate dalle poche garanzie fornite dall'Amministrazione penitenziaria rumena.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la Corte di appello abbia correttamente richiesto e valutato informazioni sulle condizioni di detenzione specifiche per il richiedente e che le risposte delle autorità rumene attestino standard di detenzione compatibili con il divieto di trattamenti inumani e degradanti (spazio minimo garantito, condizioni igieniche, areazione, accesso ad acqua e servizi sanitari, tassi di occupazione del 73,28% ad Aiud e del 99,29% a Codlea; garanzia di celle da 3-4 mq). La Corte ha inoltre ricordato il principio giurisprudenziale che richiede informazioni "individualizzate" e ha sottolineato la continuità interpretativa con la giurisprudenza della Corte di giustizia UE. Infine, ha dichiarato inammissibile il ricorso anche alla luce delle limitazioni di motivi consentiti per cassazione introdotte dal d.lgs. n. 10/2021 e ha condannato il ricorrente alle spese e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • Legge 22 aprile 2005, n. 69

    art. 2; art. 16; art. 18, comma 1, lett. h) (nel testo vigente prima delle modifiche del d.lgs. n. 10/2021); art. 22

    La legge disciplina il mandato di arresto europeo e i motivi di rifiuto della consegna; la Corte richiede l'acquisizione di informazioni individualizzate sul regime di detenzione per valutare il rischio di trattamenti inumani e degradanti e, dopo le modifiche del 2021, limita i rimedi di cassazione ai soli profili di violazione di legge.

  • Decreto legislativo 2 febbraio 2021, n. 10

    art. 12 (ha abrogato il precedente art. 18, comma 1, lett. h della legge n. 69/2005); art. 18, comma 1, lett. a) (modifica l'assetto dei ricorsi); riferimento alla modifica dei commi dell'art. 22 della legge n. 69/2005

    Ha riformato la disciplina del rifiuto della consegna e l'accesso alla cassazione: riduzione delle materie esaminabili in cassazione (solo violazione di legge), e mantenimento della continuità dei principi sostanziali in tema di rischio di trattamenti inumani o degradanti.

  • Articolo 606 cod. proc. pen.

    art. 606, comma 1, lett. a), b), c

    Richiamato per delimitare i motivi di ricorso in cassazione ammessi dopo le modifiche normative: il ricorso in cassazione è oggi ammesso entro i soli limiti di violazione di legge indicati dall'art. 606 c.p.p.

  • Carta europea dei diritti fondamentali / Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo

    art. 3 CEDU (divieto di tortura e trattamenti inumani o degradanti)

    Il divieto di trattamenti inumani e degradanti è il parametro fondamentale per valutare l'eventuale rifiuto di consegna; la valutazione si effettua con riferimento all'effetto cumulativo delle condizioni di detenzione.

  • Corte di giustizia dell'Unione Europea, sentenze Aaranyosi (C-404/15) e Caldararu (C-659/15)

    Cause C-404/15 e C-659/15

    Stabiliscono il principio che, in presenza di concreto rischio di trattamenti inumani o degradanti, l'autorità richiedente deve ottenere informazioni sul regime di detenzione specifiche per la persona interessata; la valutazione del rischio deve essere individualizzata e basata su dati concreti.

Massime di principio

  • Per ottenere il rifiuto di una consegna per rischio di trattamenti inumani o degradanti è necessario sollevare in modo puntuale e tempestivo la questione e richiedere che lo Stato emittente fornisca informazioni "individualizzate" sul regime di detenzione previsto per il singolo interessato.
  • Le autorità nazionali devono compiere una valutazione complessiva e cumulativa delle condizioni di detenzione, non limitandosi a dati generici o rapporti astratti, ma acquisendo elementi concreti applicabili al caso specifico.
  • Il rischio sistemico o strutturale (carattere generalizzato e persistente di violazioni) può giustificare il rifiuto della consegna; invece, carenze non sistemiche o casi isolati, se perseguiti e mitigati dallo Stato emittente, non impediscono normalmente la consegna.
  • La prova del pericolo deve essere convincente: informazioni ufficiali dalle autorità dello Stato membro emittente che attestino spazi minimi, condizioni igieniche, accesso ai servizi sanitari e tassi di occupazione contenuti possono escludere il rischio concreto e legittimare la consegna.
  • Il principio di reciproca fiducia tra Stati membri gioca a favore dell'esecuzione dei mandati di arresto europeo; l'eccezione al trasferimento è interpretata restrittivamente.
  • Dopo il d.lgs. n. 10/2021 il ricorso per cassazione contro le decisioni di consegna è limitato a profili di violazione di legge (art. 606 c.p.p.), pertanto le questioni di merito sopravvenute sono meno agevolmente riesaminabili in Cassazione.

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