Cassazione Penale, Sentenza n. 23952/2024 del 17/06/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Trapani che aveva rigettato il riconoscimento della continuazione tra le pene pronunciate con due sentenze del Tribunale di Milano per difetto dei requisiti. Il ricorrente deduce violazione dell'art. 665, comma 4, c.p.p., sostenendo che, dopo l'incardinazione dell'istanza presso il Tribunale di Milano e la trasmissione degli atti al Tribunale di Trapani (ritenuto competente in virtù della sentenza del 07/07/2022 divenuta irrevocabile il 27/07/2022), era intervenuta una sentenza della Corte d'appello di Palermo che aveva rescisso il giudicato della sentenza di Trapani; tale sopravvenienza, comunicata via PEC, avrebbe dovuto incidere sulla competenza del giudice dell'esecuzione ma non sarebbe stata valutata nell'ordinanza impugnata.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato il principio secondo cui, in caso di pluralità di provvedimenti, il giudice dell'esecuzione competente è quello che ha emesso l'ultimo provvedimento divenuto irrevocabile al momento della presentazione dell'istanza (art. 665, comma 4, c.p.p.). La rescissione della sentenza di Trapani del 12/07/2023 costituisce fatto sopravvenuto rispetto al momento di presentazione dell'istanza e pertanto è ininfluente ai fini della determinazione della competenza; non muta la decisione sul rigetto. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 665, comma 4, cod. proc. pen.
La competenza del giudice dell'esecuzione, in presenza di più provvedimenti emessi da diversi organi, spetta al giudice che ha emesso l'ultimo provvedimento divenuto irrevocabile al momento della presentazione della domanda; tale competenza non muta per sopravvenienze successive.
art. 81 cod. pen. e art. 671 cod. proc. pen.
Le norme richiamate disciplinano il titolo e la modalità dell'istanza per la continuazione/cumulo; ai fini della competenza va considerato il momento di presentazione dell'istanza ai sensi di tali disposizioni.
principio della perpetuatio jurisdictionis (giurisprudenziale)
Il parametro di determinazione della competenza è oggettivo e cronologico: conta lo stato dei titoli al momento di deposito della domanda; eventi sopravvenuti non ricostituiscono la competenza in capo a un altro giudice.
Massime di principio
- La competenza del giudice dell'esecuzione si determina al momento di presentazione dell'istanza: conta l'ultimo provvedimento irrevocabile esistente allora; sopravvenute rescissioni o modifiche non retroagiscono sulla competenza già maturata.
- Il deposito dell'atto nella cancelleria del giudice (o la ricezione del plico) è il momento rilevante per fissare la competenza; il deposito presso la segreteria del Pubblico Ministero è solo una sollecitazione e non determina il momento utile.
- Se si vuole contestare la competenza sulla base di fatti sopravvenuti, occorre tener presente che tali fatti non incidono sulla regola cronologica prevista dall'art. 665, comma 4, c.p.p.; possono però avere rilievo per le questioni di merito o per l'esecuzione successiva.
- In presenza di più titoli contro la stessa persona è preferibile eccepire la competenza tempestivamente e documentare lo stato dei provvedimenti al momento del deposito dell'istanza.
- La giurisprudenza consolidata privilegia l'unitarietà della funzione di esecuzione: concentrare le attribuzioni in capo a un unico giudice evita frammentazioni e garantisce certezza procedurale.
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