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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23930/2024 del 17/06/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso la sentenza di appello del 23/01/2023; cinque motivi: 1) mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità ex art.131-bis c.p.; 2) vizio di motivazione e mancato esame delle censure difensive sulla sussistenza del reato relativo al procedimento riunito (art.2 d.lgs. 74/2000); 3) errore nella valutazione delle diverse fatture e nella distinzione tra inesistenza oggettiva e soggettiva delle operazioni (art.2 d.lgs. 74/2000); 4) difetto di motivazione e violazione degli artt.12 d.lgs.74/2000 e 133 c.p. in ordine alla durata dell'interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese; 5) illegittimità della confisca per equivalente, con richiamo alla retroattività dell'art.578-bis c.p.p. e carenza di accertamento per la confisca diretta.

La decisione

La Corte di Cassazione ha respinto le doglianze riguardanti responsabilità penale e rifiuto della particolare tenuità, confermando l irrevocabilità della condanna rispetto al residuo capo del procedimento riunito n.248/2018 (reato commesso il 1/10/2013). Tuttavia ha accolto parzialmente il ricorso: 1) annullata senza rinvio la statuizione concernente la confisca per equivalente relativa ai capi A e F, perché l art.578-bis c.p.p. non è applicabile retroattivamente ai fatti anteriori alla sua entrata in vigore; 2) rinvio ad altra sezione della Corte di appello di Perugia per la valutazione della confisca diretta relativa agli stessi capi, con accertamento in merito alla natura dei beni sequestrati e agli elementi costitutivi del reato; 3) annullamento con rinvio limitato alla determinazione della durata dell'interdizione dagli uffici direttivi, per mancata motivazione della Corte di appello su specifica richiesta difensiva. Nel resto il ricorso è rigettato e la condanna residua resta efficace, con prescrizione della restante fattispecie che matura il 4/3/2024.

Norme richiamate

  • d.lgs. n. 74 del 2000, art. 2

    Norma che punisce la dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti; la Corte conferma che il reato sussiste sia per inesistenza oggettiva sia per inesistenza soggettiva o sovrafatturazione qualitativa, ossia per ogni divergenza tra realtà commerciale e documentazione fiscale.

  • d.lgs. n. 74 del 2000, art. 8

    Richiamato nel capo di imputazione originario: norma relativa ad altre fattispecie fiscali contestate in primo grado; impatto sulla valutazione complessiva del contesto criminale ai fini della tenuità.

  • codice penale, art. 131-bis

    Norma sulla non punibilità per particolare tenuità del fatto; la Corte ribadisce che, per escludere la causa, può essere rilevante il contesto di illegalità e che reati della stessa indole dichiarati prescritti nel medesimo procedimento possono ostare all'applicazione della causa di non punibilità.

  • codice penale, art. 133

    Criteri per la determinazione della pena; richiamato in relazione alla valutazione della tenuità dell'offesa e alla motivazione richiesta per le pene accessorie.

  • d.lgs. n. 74 del 2000, art. 12

    Prevede le pene accessorie in materia tributaria; la Corte ha rilevato carenza di motivazione sulla loro durata, in particolare per l'interdizione dagli uffici direttivi.

  • codice di procedura penale, art. 578-bis

    Introduzione della disciplina sulla confisca per equivalente; le Sezioni Unite e la Corte hanno stabilito che la norma ha natura in parte sostanziale e non può essere applicata retroattivamente ai fatti commessi prima della sua entrata in vigore.

  • codice civile, art. 2392

    Richiamato per il principio che l'amministratore deve preservare il patrimonio sociale: in giurisprudenza il prestanome accettando la carica assume i rischi e può rispondere in termini di dolo eventuale.

  • d.lgs. n. 74 del 2000, art. 17, comma 1-bis

    Richiamato in relazione alla prescrizione maturante del reato residuo; la Corte ha calcolato la prescrizione al 4/3/2024 tenendo conto delle sospensioni.

Massime di principio

  • Il prestanome o chi accetta la carica di legale rappresentante può essere ritenuto responsabile a titolo di dolo eventuale per il comportamento illecito dei gestori reali quando accetta consapevolmente la carica e i rischi connessi.
  • La causa di non punibilità per particolare tenuità ex art.131-bis c.p. non è applicabile se il fatto si inserisce in un contesto di illegalità persistente; reati della stessa natura dichiarati prescritti nel medesimo procedimento possono ostare all'esclusione della punibilità.
  • La distinzione tra inesistenza oggettiva e soggettiva delle fatture non è decisiva per l'integrazione del reato di dichiarazione fraudolenta: la norma punisce qualsiasi divergenza sostanziale tra realtà economica e documentazione fiscale.
  • La confisca per equivalente regolata dall'art.578-bis c.p.p. ha natura anche sostanziale e non può essere applicata retroattivamente a fatti commessi prima della sua entrata in vigore; occorre sempre qualificare se la misura è confisca diretta o per equivalente perché le conseguenze giuridiche differiscono.
  • La confisca diretta può essere disposta anche in caso di estinzione del reato per prescrizione se qualificata come misura di sicurezza e se sussistono gli elementi che la giustificano; è necessario accertare puntualmente la natura dei beni sequestrati e la loro pertinenza con il profitto del reato.
  • Il giudice d'appello deve motivare espressamente le scelte sulla durata delle pene accessorie quando la difesa le contesta; la mancata motivazione su specifica istanza della difesa comporta annullamento e rinvio limitato.
  • In fase di cassazione le censure essenzialmente fattuali trovano difficilmente accoglimento se i giudici di merito hanno fornito una ricostruzione congrua e si sono confrontati con le principali obiezioni difensive.

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