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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 31037/2026 del 12/08/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO SENZA RINVIO

Favorevole al ricorrente (pubblico ministero)

La controversia

In un giudizio abbreviato il Tribunale aveva dichiarato non doversi procedere nei confronti dell'imputato per difetto di querela, dopo aver riqualificato il fatto come furto semplice: secondo la sentenza di merito, l'imputato si era introdotto in un immobile di proprietà di un soggetto e aveva sottratto un portafogli appartenente a un terzo presente nell'immobile per lavori di manutenzione; poiché la querela era stata proposta solo dal proprietario dell'immobile e non dal proprietario del bene sottratto, il giudice aveva ritenuto mancante la condizione di procedibilità. Il Procuratore generale ha impugnato sostenendo che, ai fini del furto in abitazione ex art. 624-bis c.p., non è necessario che il proprietario del bene sottratto coincida con il proprietario dell'immobile in cui l'agente si introduce, essendo sufficiente il nesso finalistico tra introduzione e impossessamento; la Corte di appello ha poi riqualificato l'atto come ricorso per cassazione. Il ricorso mirava quindi a censurare la riqualificazione in furto semplice e la conseguente declaratoria di improcedibilità per difetto di querela.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto fondato il ricorso del pubblico ministero. Ha affermato che, per la configurabilità del furto in abitazione, è necessario che l'ingresso nell'abitazione e l'impossessamento della cosa mobile siano legati da un nesso finalistico e non meramente occasionale; non occorre invece che vi sia coincidenza tra proprietario dell'abitazione e proprietario del bene sottratto. Poiché la sentenza impugnata aveva escluso l'art. 624-bis c.p. solo perché il bene sottratto non apparteneva al proprietario dell'immobile, la Corte ha ravvisato il vizio denunciato e ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata, disponendo la trasmissione degli atti al Tribunale di Sassari per l'ulteriore corso.

Norme richiamate

  • art. 624-bis c.p.

    La fattispecie di furto in abitazione richiede un nesso finalistico tra l'introduzione nell'abitazione e l'impossessamento della cosa mobile; non è necessaria la coincidenza tra proprietario dell'immobile e proprietario del bene sottratto.

  • art. 625 c.p.

    Le aggravanti originariamente previste sono richiamate solo per ricostruire la genesi della fattispecie autonoma di furto in abitazione, poi introdotta come reato autonomo.

  • art. 2 della legge 26 marzo 2001, n. 128

    Ha introdotto il furto in abitazione come autonoma fattispecie di reato, abrogando contestualmente le precedenti aggravanti di contenuto analogo.

Massime di principio

  • Ai fini del furto in abitazione, è sufficiente che l'introduzione nel luogo protetto sia strumentale alla commissione del furto; non basta un accesso meramente occasionale o determinato da un'occasione propizia.
  • La configurabilità del furto in abitazione non dipende dalla coincidenza soggettiva tra proprietario dell'immobile e proprietario del bene sottratto: ciò che rileva è il collegamento finalistico tra ingresso e impossessamento.
  • L'errore del giudice di merito nella qualificazione del fatto come furto semplice, fondato su un requisito non richiesto dalla norma incriminatrice, integra vizio di diritto censurabile in cassazione.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniFurto
RamiProcesso penaleDelitti contro il patrimonio

Testo integrale

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