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Sentenza

Sentenza del 22/02/2019 n. 35 - Comm. Trib. Reg. Friuli Venezia Giulia

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

La controversia riguardava un avviso di accertamento IVA per l'anno 2012, relativo a indebite detrazioni d'imposta collegate a una nota di accredito di euro 530.000,00 oltre IVA e alla contestata mancata fatturazione di una cessione di usufrutto per euro 165.000,00. In via preliminare, l'Agenzia delle Entrate ha eccepito il difetto di legittimazione attiva dell'ex legale rappresentante, poiché la società era fallita e il curatore aveva già presentato una richiesta di accertamento con adesione, accolta dall'Ufficio con azzeramento delle sanzioni. Il collegio ha ritenuto assorbente tale questione, senza dover decidere nel merito la fondatezza delle contestazioni IVA.

La decisione

La Commissione Tributaria Regionale ha accolto l'appello dell'Agenzia delle Entrate, riformando la sentenza di primo grado che aveva accolto il ricorso di L. Ha dichiarato inammissibile ab origine il ricorso proposto dall'ex legale rappresentante della società fallita, ritenendo che il curatore non fosse rimasto inerte o disinteressato, avendo scelto di definire la posizione mediante accertamento con adesione. È stata dichiarata esecutiva la pretesa contenuta nell'avviso di accertamento e il contribuente è stato condannato alle spese di entrambi i gradi, liquidate in euro 500,00 per ciascun grado, oltre al rimborso del contributo unificato prenotato a debito.

Norme richiamate

  • Art. 43 della legge fallimentare

    La perdita della capacità processuale del fallito non è assoluta ma relativa, e la legittimazione del fallito presuppone l'inerzia o il disinteresse degli organi fallimentari.

    Nei rapporti patrimoniali compresi nel fallimento, la legittimazione processuale spetta normalmente al curatore. Il fallito o l'ex amministratore può agire autonomamente soltanto se dimostra l'inerzia o il disinteresse degli organi della procedura.

  • Articoli 19 e 26 del D.P.R. 633/1972

    Le disposizioni sono state richiamate in relazione alla detrazione IVA e alla possibilità di emettere note di variazione. La sentenza non ha tuttavia deciso nel merito la corretta applicazione di tali norme, avendo ritenuto assorbente il difetto di legittimazione del ricorrente.

  • Articolo 21 del D.P.R. 633/1972

    È stato richiamato dall'Ufficio con riferimento all'obbligo di fatturazione della cessione di usufrutto contestata. Anche tale profilo sostanziale non è stato esaminato nel merito per l'inammissibilità del ricorso.

  • Accertamento con adesione

    La scelta del curatore di presentare un'istanza di accertamento con adesione, accolta dall'Ufficio e idonea ad azzerare le sanzioni, è stata considerata una valutazione processuale e di convenienza, non indice di inerzia o disinteresse.

Massime di principio

  • Quando una società è dichiarata fallita, la capacità di agire in giudizio per i rapporti patrimoniali compresi nel fallimento passa ordinariamente al curatore; l'ex amministratore o il fallito non può proporre autonomamente ricorsi su tali rapporti.
  • L'ex rappresentante conserva una legittimazione eccezionale soltanto se prova concretamente l'inerzia o il disinteresse del curatore e degli altri organi della procedura.
  • La mancata impugnazione di un atto da parte del curatore non dimostra automaticamente inerzia: può derivare da una consapevole valutazione di convenienza, inclusa la scelta di utilizzare strumenti stragiudiziali come l'accertamento con adesione.
  • Prima di esaminare la fondatezza sostanziale di un ricorso tributario, il giudice può definire la controversia sulla base di una questione preliminare di legittimazione o ammissibilità, quando questa è sufficiente a risolvere il procedimento.
  • In situazioni analoghe, chi agisce in luogo del curatore deve documentare specificamente sia il proprio titolo a ricorrere sia l'effettiva inerzia della procedura; in mancanza, il ricorso rischia di essere dichiarato inammissibile con condanna alle spese.

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