Cassazione Penale, Sentenza n. 23689/2022 del 17/06/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
La Procura generale ha impugnato l\'ordinanza della Corte d\'Appello di Catanzaro che aveva riconosciuto a favore di Mignolo Mario l\'indennizzo per ingiusta detenzione (7.310,42 euro per 28 giorni di custodia cautelare), sostenendo che la scelta difensiva dell\'indagato di avvalersi della facoltà di non rispondere integrava una colpa grave ai sensi dell\'art. 314 c.p.p. e quindi escludeva il diritto alla riparazione. In particolare la Procura ha ritenuto che il silenzio, durante l\'interrogatorio di garanzia, avesse concorso al mantenimento della misura cautelare perché l\'indagato avrebbe potuto fornire elementi utili a spiegare la conversazione intercettata con il fratello.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto manifestamente infondato il motivo basato sul silenzio dell\'indagato, in quanto la normativa nazionale (d.lgs. n. 188/2021, art. 4, comma 1, lett. b) ha chiarito che l\'esercizio della facoltà di non rispondere non incide sul diritto alla riparazione per ingiusta detenzione. Di conseguenza il comportamento difensivo di non rispondere non può essere utilizzato dal giudice della riparazione per escludere l\'indennizzo; l\'eventuale colpa grave deve essere individuata in altri comportamenti pertinenti e provati. Il ricorso è stato dunque respinto e l\'ordinanza impugnata è confermata nella parte che riconosceva l\'indennizzo.
Norme richiamate
Norma che disciplina il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione e le ipotesi di esclusione (es. colpa grave). La Corte ha ricordato che, all\'esito della modifica normativa, non può essere valorizzato il silenzio dell\'indagato ai fini della esclusione dell\'indennizzo.
art. 64, comma 3, lettera b) cod. proc. pen.
Richiamata perché disciplina la facoltà dell\'imputato di non rispondere; la modifica normativa posteriore ha stabilito che tale facoltà non incide sul diritto alla riparazione.
d.lgs. n. 188 dell\'8 novembre 2021, art. 4, comma 1, lett. b)
L\'esercizio da parte dell\'imputato della facoltà di cui all\'articolo 64, comma 3, lettera b), non incide sul diritto alla riparazione di cui al primo periodo
Ha adeguato la normativa nazionale alla Direttiva (UE) 2016/343, escludendo espressamente che il silenzio dell\'imputato possa essere usato per negare il risarcimento per ingiusta detenzione.
Direttiva (UE) 2016/343
Direttiva europea che rafforza aspetti della presunzione di innocenza e del diritto di difesa; ha ispirato l\'intervento legislativo che impedisce la valorizzazione del diritto al silenzio in sede risarcitoria.
Massime di principio
- L\'esercizio del diritto di non rispondere non può essere utilizzato per escludere il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione; dopo il d.lgs. n. 188/2021 il silenzio non rileva ai fini risarcitori.
- Per negare l\'indennizzo occorre dimostrare una colpa grave diversa dall\'esercizio del diritto di difesa; tale colpa deve emergere da comportamenti specifici e provati dell\'indagato.
- Le dichiarazioni di collaboratori o indizi non corroborati sono insufficienti, da sole, a fondare la colpa grave che escluderebbe la riparazione; è necessaria una valutazione complessiva e riscontri concreti.
- Dal punto di vista difensivo, se l\'indagato conosce circostanze esclusive o esimenti non note agli inquirenti, è utile segnalarle quando possibile; tuttavia il mancato esporle non può essere automaticamente punito in sede risarcitoria.
- Il giudice della riparazione deve cercare elementi distinti dal silenzio per valutare l\'eventuale responsabilità dell\'indagato nel mantenimento della detenzione; in assenza di tali elementi prevale il diritto alla riparazione.
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