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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10065/2026 del 16/03/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 12/09/2025 con cui il GIP ha respinto l'istanza del condannato di applicare la disciplina della continuazione ex art. 81 c.p. tra varie condanne per associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.) e numerosi reati fine commessi in periodi diversi (1998; 2001-2011; 2005-2009), per mancata sussistenza di un medesimo disegno criminoso, per difetto di specifica allegazione degli elementi che lo dimostrerebbero e perché il GIP ha ricollegato i reati alla sola attitudine abituale del ricorrente e ai suoi numerosi precedenti e alla posizione apicale nel clan Moccia

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso fondato. Ha ritenuto che il giudice dell'esecuzione abbia motivato in modo carente e apparente il diniego di continuazione, avendo fatto riferimento quasi esclusivamente ai precedenti penali e alla presunta attitudine del ricorrente a delinquere senza confrontarsi con le specifiche argomentazioni e le sentenze di merito indicate dalla difesa che avevano riconosciuto la continuazione in situazioni analoghe. Per questi motivi l'ordinanza impugnata è stata annullata con rinvio al giudice dell'esecuzione affinché riesamini la richiesta in conformità ai principi di diritto indicati, valutando concretamente tempi, modalità e gli indici di unitarietà del disegno criminoso

Norme richiamate

  • art. 81 cod. pen. (continuazione)

    L'applicazione della disciplina della continuazione richiede la sussistenza di un unitario disegno criminoso, rappresentato da una deliberazione unitaria precedente alla prima fattispecie o comunque presente al momento in cui l'agente si determina a commettere i reati; non è sufficiente la mera abitualità o la ricaduta nel reato per la qualifica di norma di favore

  • art. 416-bis cod. pen. (associazione di tipo mafioso)

    La riconducibilità dei reati-fine al programma dell'associazione non determina automaticamente la continuazione: la continuazione tra associazione mafiosa e reati-fine è configurabile solo se tali reati erano programmati al momento in cui il partecipe si è determinato a entrare nel sodalizio o comunque esisteva una rappresentazione unitaria delle condotte

  • Giurisprudenza di legittimità richiamata (principi e indici)

    La giurisprudenza individua indici rivelatori dell'unicità del disegno criminoso quali: ridotta distanza cronologica tra i fatti, modalità concrete della condotta, omogeneità del bene giuridico tutelato, condizioni di tempo e luogo. Tali elementi possono essere valorizzati anche solo parzialmente purché significativi; la prova è indiziaria e richiede un esame concreto da parte del giudice

Massime di principio

  • La continuazione ex art. 81 c.p. richiede la dimostrazione di una rappresentazione unitaria del disegno criminoso sin dal momento ideativo almeno della prima condotta; la semplice appartenenza a un contesto mafioso o la reiterazione di reati non bastano
  • Il giudice che decide sulla continuazione deve esaminare concretamente tempi e modalità delle condotte e motivare puntualmente la valutazione rispetto agli indici di unitarietà (prossimità temporale, omogeneità delle modalità e del bene tutelato, rapporto di causalità/strumentalità tra i reati)
  • Quando la richiesta invoca precedenti sentenze che hanno riconosciuto la continuazione in situazioni analoghe, il giudice è tenuto a confrontarsi esplicitamente con quelle argomentazioni; l'omissione di detto confronto può rendere la motivazione apparente e determinare l'annullamento con rinvio
  • È onere del ricorrente indicare in termini precisi gli elementi di fatto dai quali desumere la medesimezza del disegno criminoso, ma il giudice non può limitarsi a richiamare genericamente l'abitualità criminale o i precedenti penali per negare la continuazione
  • In presenza di carenza motivazionale sull'elemento teleologico della continuazione la decisione è soggetta a annullamento e rinvio per un riesame conforme ai principi richiamati

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