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Cassazione Penale, Ordinanza n. 38127/2025 del 24/11/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Due imputati hanno impugnato la sentenza della Corte di appello di Catania emessa il 18 marzo 2025 in applicazione dell'art. 599-bis c.p.p., dunque nell'ambito del concordato in appello. Nel ricorso in cassazione hanno dedotto motivi relativi al diniego delle attenuanti generiche e all'asserito uso immotivato del potere discrezionale nella determinazione della pena. La Corte osserva però che, contro una sentenza ex art. 599-bis c.p.p., sono proponibili solo censure sulla formazione della volontà di accedere al concordato, sul consenso del pubblico ministero e sulla eventuale difformità del decisum rispetto al contenuto dell'accordo; non sono invece ammissibili doglianze su motivi rinunciati o su vizi della pena che non si traducano in illegalità della sanzione. Poiché le doglianze proposte attengono alla dosimetria e al diniego delle attenuanti generiche, quindi a profili non deducibili in cassazione nel caso di specie, i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi proposti dai due imputati, rilevando che le censure investivano profili non consentiti contro la sentenza resa ex art. 599-bis c.p.p., ossia il diniego delle attenuanti generiche e la determinazione della pena, senza dedurre una pena illegale. Conseguentemente, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 4.000 ciascuno in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 599-bis c.p.p.

    La sentenza resa con concordato in appello è impugnabile in cassazione solo per vizi relativi alla formazione del consenso della parte, al consenso del pubblico ministero e alla difformità della decisione rispetto all'accordo; non sono deducibili censure sui motivi rinunciati o sulla dosimetria della pena salvo illegalità della sanzione.

  • art. 129 c.p.p.

    La mancata valutazione di eventuali cause di proscioglimento non è deducibile come motivo di ricorso avverso la sentenza ex art. 599-bis c.p.p. secondo la giurisprudenza richiamata.

  • art. 610, comma 5-bis, c.p.p.

    Consente la declaratoria di inammissibilità dei ricorsi 'senza formalità' nel procedimento di legittimità.

Massime di principio

  • Contro la sentenza emessa ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p. sono ammissibili in cassazione solo censure inerenti alla validità del concordato processuale e alla corrispondenza tra accordo e decisione, non anche doglianze sul merito della pena o sulle attenuanti.
  • La contestazione del diniego delle attenuanti generiche o della mera discrezionalità nel trattamento sanzionatorio è inammissibile se non viene dedotta l'illegalità della pena, cioè il superamento dei limiti edittali o l'applicazione di una sanzione diversa da quella prevista dalla legge.
  • Nel procedimento ex art. 599-bis c.p.p., la mancata valutazione di cause di proscioglimento e i motivi rinunciati non costituiscono, di regola, motivi deducibili in sede di legittimità.
  • Quando il ricorso è dichiarato inammissibile in cassazione, segue la condanna del ricorrente alle spese processuali e al versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso penale

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