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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10981/2023 del 14/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno proposto istanza di ricusazione del giudice Marco Belisari sostenendo che, attraverso una serie di provvedimenti e decisioni interlocutorie (rigetto della nomina di interprete, rigetto delle eccezioni di nullità dell'avviso ex art. 415-bis c.p.p. e dell'informazione di garanzia ex art. 369 c.p.p., dichiarata inutilizzabilità di riprese video, inammissibilità della costituzione di parte civile e della lista testimoniale, rigetto di richiesta di esame testimoniale, diniego di proscioglimento predibattimentale ex art. 129 c.p.p.), il giudice avrebbe indebitamente manifestato il suo convincimento sui fatti e mostrato pregiudizio tale da integrare causa di ricusazione. Denunciano inoltre violazione del contraddittorio per decisione "de plano" e censurano la condanna al pagamento di somme alla Cassa delle ammende e espressioni ritenute offensive nella motivazione dell'ordinanza impugnata.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. Ha ritenuto che le censure siano fondate su ordinanze di carattere procedurale e di governo dell'udienza che non costituiscono, di per sé, causa di ricusazione salvo che il giudice abbia anticipato valutazioni sul merito della "res iudicanda"; nel caso non vi è prova di tale anticipazione. Quanto al procedimento 'de plano', la Corte ha confermato la legittimità dell'ordinanza di inammissibilità perché le ragioni erano manifestamente infondate e non oggetto di controversia giurisprudenziale. Sull'aspetto sanzionatorio, la Corte ha ritenuto adeguata la motivazione che giustifica la condanna pecuniaria per aver ecceduto i limiti della ricusazione. Perciò i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende (oltre alla precedente condanna di euro 1.000,00 disposta dalla Corte d'appello), con conferma dell'inammissibilità del ricorso.

Norme richiamate

  • art. 37 cod. proc. pen., comma 1

    La Corte interpreta la norma nel senso che la ricusazione richiede elementi che facciano ritenere un pregiudizio del giudice o una anticipata valutazione sul merito; decisioni procedurali e di governo dell'udienza non sono di per sé causa di ricusazione salvo che il giudice abbia anticipato la valutazione sulla responsabilità dell'imputato.

  • art. 41 cod. proc. pen.

    La pronuncia di inammissibilità "de plano" è legittima quando le ragioni di ricusazione risultano manifestamente infondate; è invece illegittima se le questioni sono controverse in giurisprudenza, perché allora non può ritenersi manifesta infondatezza.

  • art. 44 cod. proc. pen.

    L'articolo autorizza la condanna pecuniaria alla Cassa delle ammende in caso di ricusazione infondata; la Corte ritiene sufficiente una motivazione sintetica che richiami le ragioni del rigetto o dell'inammissibilità per giustificare la sanzione.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    La norma è richiamata quale base per l'addebito delle spese e per la determinazione della somma da versare alla Cassa delle ammende in caso di ricorso inammissibile o infondato.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiama l'obbligo di enunciare i motivi in modo sintetico per la cassazione; i ricorsi sono formulati nei limiti richiesti dalla disposizione.

  • art. 23 comma 8, d.l. 127/2020

    Prevede la possibilità per il Pubblico Ministero di depositare requisitoria e conclusioni scritte; nella vicenda la Procura generale ha depositato conclusioni chiedendo l'inammissibilità del ricorso.

  • art. 415-bis e art. 369 cod. proc. pen. (richiamati in fatto)

    Sono norme relative rispettivamente alla comunicazione dell'avviso di conclusione delle indagini e all'informazione di garanzia; la Corte osserva che la dedotta nullità di tali atti è questione procedurale che non configura automaticamente causa di ricusazione del giudice che le decide.

Massime di principio

  • Le decisioni del giudice su questioni procedurali, di governo dell'udienza o sull'ammissione di mezzi istruttori non costituiscono normalmente motivo di ricusazione: la ricusazione è fondata solo se emerge un'effettiva anticipazione del giudizio sul merito della cause (predisposizione sulla responsabilità dell'imputato).
  • È legittimo per la Corte rigettare "de plano" una domanda di ricusazione quando le ragioni addotte sono manifestamente infondate; tuttavia, se le questioni sollevate sono oggetto di contrasto giurisprudenziale, il provvedimento non dovrebbe essere deciso de plano per non pregiudicare il diritto al contraddittorio.
  • La condanna pecuniaria alla Cassa delle ammende per ricusazione infondata è ammissibile e non richiede una motivazione estesa: è sufficiente un richiamo alle ragioni che hanno determinato il rigetto o l'inammissibilità, purché non illogiche o contraddittorie.
  • In situazioni simili, la parte che ritenga viziato il giudice dovrebbe documentare e provare fatti concreti da cui desumere la manifestazione di un convincimento anticipato sul merito (espressioni esplicite sul fatto o sulla colpevolezza), e proporre la ricusazione tempestivamente; altrimenti la contestazione rischia di essere qualificata come abuso o manifestamente infondata.
  • Quando la questione è complessa o giurisprudenzialmente controversa, è preferibile proporre le doglianze con gli strumenti impugnatori ordinari (impugnazioni di provvedimenti o istanze istruttorie) piuttosto che ricorsi di ricusazione, per evitare sanzioni per inammissibilità.

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