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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10695/2023 del 14/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di sorveglianza di L'Aquila che aveva accolto il reclamo di Bottone avverso il diniego del Magistrato di sorveglianza di Pescara alla concessione di permessi premio ex art. 30-ter O.P. Il Procuratore generale censura la valutazione dell'attualità della pericolosità sociale e del rischio di ripristino dei collegamenti con la criminalità organizzata, rilevando che il Tribunale non ha adeguatamente considerato la nota della Direzione distrettuale antimafia di Napoli (ottobre 2021) contenente intercettazioni e riferimenti sul ruolo apicale e sull'influenza del Bottone, elementi che avrebbero potuto incidere sulla prognosi di affidabilità e imporre il rigetto del reclamo.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso ritenendolo fondato: ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio per nuovo giudizio. I giudici di legittimità hanno rilevato che il Tribunale di sorveglianza non si è attenuto ai criteri giurisprudenziali e costituzionali post sentenza n. 253/2019, omettendo di valutare elementi decisivi (la nota della DDA di Napoli contenente conversazioni ambientali che indicano il ruolo di spicco di Bottone e il rischio di ripristino dei collegamenti mafiosi). Tale omissione viziava irrimediabilmente il provvedimento, rendendo necessario un nuovo esame conformemente ai principi indicati dalla Corte costituzionale e dalla giurisprudenza di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 30-ter legge 26 luglio 1975, n. 354 (Ordinamento Penitenziario)

    «Ai condannati che hanno tenuto regolare condotta ai sensi del successivo comma 8 e che non risultano socialmente pericolosi, il magistrato di sorveglianza, sentito il direttore dell'istituto, può concedere permessi premio di durata non superiore ogni volta a quindici giorni per consentire di coltivare interessi affettivi, culturali o di lavoro". "La condotta dei condannati si considera regolare quando i soggetti, durante la detenzione, hanno manifestato costante senso di responsabilità e correttezza nel comportamento personale, nelle attività organizzate negli istituti e nelle eventuali attività lavorative o culturali."

    Stabilisce i requisiti generali per la concessione dei permessi premio: condotta regolare, assenza di pericolosità sociale e funzionalità del permesso al trattamento rieducativo. La Corte ricorda che, per reati ostativi di prima fascia, tali requisiti devono essere integrati dalla verifica dell'assenza di collegamenti attuali con la criminalità organizzata e del rischio di ripristino.

  • art. 4-bis, comma 1-bis, legge 26 luglio 1975, n. 354

    Prevede l'obbligo di escludere l'attualità di collegamenti con la criminalità organizzata per alcune misure; la Cassazione richiama la necessità di verifiche analoghe anche per i permessi premio nei casi post sentenza n. 253/2019, estendendo l'attenzione al rischio di ripristino dei collegamenti.

  • Sentenza Corte costituzionale n. 253 del 2019

    Ha superato la presunzione assoluta di perdurante pericolosità per i condannati per reati ostativi, trasformandola in una presunzione relativa che può essere vinta mediante elementi concreti. Impone al giudice di valutare non solo l'assenza di collegamenti attuali con la criminalità organizzata, ma anche l'assenza del rischio di ripristino, con criteri di particolare rigore per i vincoli mafiosi.

  • Sentenza Corte costituzionale n. 20 del 2022

    Conferma che la valutazione della richiesta di benefici non può basarsi essenzialmente sull'autodichiarazione del detenuto: l'esame deve essere ancorato agli elementi oggettivi e alla situazione concreta, chiarendo che l'onere probatorio dipende dalle circostanze e dalla forza della presunzione.

  • Sentenza Corte costituzionale n. 504 del 1995

    Richiamata per la funzione pedagogico-propulsiva e premiale dei permessi premio come parte integrante del trattamento rieducativo; sottolinea l'importanza di valutare la coerenza del permesso con il percorso trattamentale.

  • Giurisprudenza di Cassazione (Sez. 1, n. 33743 del 14/07/2021, Marazzotta)

    Precisa che il condannato non collaborante può allegare elementi fattuali (assenza di procedimenti successivi, partecipazione al trattamento, ecc.) capaci di contrastare la presunzione di perdurante pericolosità; spetta al giudice integrare l'istruttoria, acquisendo informazioni da Procura nazionale antimafia, Procura distrettuale e Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica.

Massime di principio

  • Per i condannati per reati ostativi di prima fascia (es. associazione mafiosa) la concessione dei permessi premio richiede non solo la regolare condotta ma anche elementi oggettivi che escludano collegamenti attuali con la criminalità organizzata e il rischio di loro ripristino.
  • Dopo la sentenza della Corte costituzionale n. 253/2019 la presunzione di perdurante pericolosità è relativa: il richiedente può fornire elementi fattuali, ma il giudice deve integrare l'istruttoria, anche d'ufficio, e acquisire informazioni dalle procure competenti e dai comitati di sicurezza.
  • La valutazione del giudice deve rispondere a criteri di particolare rigore quando è in gioco l'abbandono di vincoli mafiosi; gli oneri probatori non possono poggiare in misura decisiva sulla sola autodichiarazione del detenuto.
  • Elementi investigativi o informativi (es. note della DDA, intercettazioni, riferimenti da indagini successive) sono decisivi: la mancata valutazione di tali elementi può viziare il provvedimento e determinare l'annullamento in sede di legittimità.
  • In caso di dubbio o di omissione nella valutazione degli elementi rilevanti, la Corte di Cassazione può annullare e rinviare il provvedimento affinché il giudice di merito riesamini la richiesta secondo i criteri indicati dalla giurisprudenza costituzionale e di legittimità.
  • Per pratiche simili è consigliabile che il giudice acquisisca preventivamente e documenti: informazioni dalla Procura distrettuale e nazionale antimafia, relazioni aggiornate sull'andamento detentivo, eventuali indagini successive e elementi che valutino il contesto ambientale e personale del richiedente.

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