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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29020/2023 del 05/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Freda ha impugnato la sentenza della Corte d'Appello di Torino che aveva confermato la sua condanna, insieme ad Aissati Lelia, per i reati di truffa e calunnia. Il difensore ha eccepito l'improcedibilità del giudizio in relazione alla fattispecie di truffa per mancanza della querela: la querela era stata presentata dal direttore del punto vendita 'Mondo Convenienza' e si è sostenuto che il direttore, non essendo il legale rappresentante dell'impresa, non avrebbe la legittimazione a proporre querela perché non riconoscibile automaticamente come institore commerciale e quindi non titolare del diritto di querela

La decisione

La corte di legittimità ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto corretta l'interpretazione della Corte d'Appello secondo la quale il responsabile o l'addetto dell'esercizio commerciale che si sia personalmente occupato della transazione in cui si è consumato il reato può essere considerato persona offesa e titolo del diritto di querela, anche se non formalmente legale rappresentante. Ha inoltre dichiarato inammissibili i motivi nuovi per connessione con i motivi originari e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000,00 a favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p., ritenendo sussistenti profili di colpa nella proposizione del ricorso

Norme richiamate

  • art. 585, comma 4, cod. proc. pen.

    Applicata per estendere l'inammissibilità anche ai motivi nuovi: la Corte ha ritenuto che i motivi nuovi non possono sanare il vizio di inammissibilità dei motivi originari per il vincolo di connessione e per impedire un surrettizio prorogarsi dei termini di impugnazione

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Applicato per l'imposizione delle spese processuali e della sanzione pecuniaria (equo importo di 3.000 euro) a carico del ricorrente quando il ricorso è dichiarato inammissibile e sussistono profili di colpa nella sua proposizione

Massime di principio

  • In materia di truffa, il diritto di querela può spettare non solo al legale rappresentante formale ma anche al soggetto che ha materialmente subito o è stato direttamente responsabile della transazione (es. direttore o addetto che ha gestito la vendita), poiché la persona offesa va identificata anche in base al rapporto di fatto con il bene o l'interesse leso
  • Il responsabile di un punto vendita che si sia personalmente occupato della transazione può essere considerato titolare autonomo del diritto di querela, essendo potenzialmente chiamabile a rispondere del danno verso la società;
  • Non è possibile sanare un vizio di inammissibilità del ricorso mediante l'introduzione in sede di cassazione di motivi nuovi connessi: i motivi nuovi ereditano il vizio dei motivi originari (art. 585, comma 4 c.p.p.)
  • La proposizione di ricorsi manifestamente inammissibili può comportare la condanna alle spese e l'applicazione di una somma a favore della Cassa delle ammende quando ricorrano profili di colpa (art. 616 c.p.p.), pertanto è opportuno valutare preventivamente la fondatezza formale del ricorso
  • In contenziosi analoghi, è prudente per la difesa dimostrare dettagliatamente la qualità soggettiva di chi ha depositato la querela (ad es. la gestione effettiva della transazione), oppure far intervenire formalmente il legale rappresentante per evitare eccezioni di improcedibilità
  • La giurisprudenza consolidata ammette la figura del 'terzo danneggiato' nel delitto di truffa: anche chi non ha subito una immediata diminuzione patrimoniale ma ha subito un danno rilevante dalla condotta può essere titolare del diritto di querela

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