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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 26996/2023 del 21/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore impugnava l'ordinanza del Tribunale di Pisa del 23/03/2022 che aveva rigettato la richiesta di revoca, ai sensi dell'art. 168, primo comma, n. 1, c.p., dei benefici della sospensione condizionale di due precedenti pene (sentenze divenute definitive 21/05/2010 e 15/04/2011). Il PM contestava che El Hidrissi avesse commesso, il 05/07/2011 e nel quinquennio dal passaggio in giudicato, un ulteriore reato per il quale era stato condannato definitivamente il 25/11/2017, e sosteneva che la commissione di un delitto nei termini stabiliti costituisce sempre causa di revoca del beneficio, indipendentemente dalla "identità dell'indole" richiamata dall'art. 168. Il giudice dell'esecuzione aveva invece ritenuto che la revoca non potesse operare perché il nuovo reato non era della stessa indole rispetto a quelli per cui era stata concessa la sospensione.

La decisione

La Corte ha accolto il ricorso del Procuratore ritenendolo fondato. Ha affermato che, ai fini della revoca prevista dall'art. 168, primo comma, n. 1, c.p., la limitazione dell'"identità dell'indole" opera soltanto con riferimento alle contravvenzioni; per i delitti, invece, la commissione di un ulteriore reato nel termine previsto è causa di revoca indipendentemente dalla natura del delitto. Sulla base di tale principio la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato il procedimento al giudice dell'esecuzione per nuovo giudizio.

Norme richiamate

  • art. 168, primo comma, n. 1, Codice Penale

    espressione richiamata: «delitto ovvero contravvenzione della stessa indole»

    La Corte interpreta la congiunzione come circoscrittiva: la condizione di "stessa indole" si applica solo alle contravvenzioni; per i delitti la commissione di un ulteriore reato nel termine stabilito determina comunque la revoca del beneficio.

  • Giurisprudenza richiamata: Sez. 6, n. 19507 del 23/03/2018, El Bouheli (Rv. 273383)

    Precedente confermativo del principio che l'identità dell'indole opera solo per le contravvenzioni e non per i delitti, utilizzato dalla Corte come fondamento della decisione.

Massime di principio

  • Se il condannato beneficia della sospensione condizionale della pena, la commissione di un ulteriore delitto nel termine previsto dal legislatore costituisce sempre causa di revoca del beneficio, a prescindere dalla natura specifica del delitto.
  • Nel caso di una contravvenzione commessa nei termini stabiliti, la revoca della sospensione condizionale si verifica soltanto se la contravvenzione è "della stessa indole" del reato originario per il quale fu concesso il beneficio.
  • Per valutare la revoca ex art. 168, occorre preliminarmente distinguere se il nuovo fatto sia qualificabile come delitto o contravvenzione: tale qualificazione è decisiva per l'applicazione automatica o condizionata della revoca.
  • Il giudice dell'esecuzione deve applicare l'interpretazione letterale richiamata dalla Corte: non può estendere il requisito della "stessa indole" ai delitti quando valuta la sussistenza della causa di revoca.
  • In situazioni pratiche, il pubblico ministero che chiede la revoca per un reato nuovo dovrà accertare e dimostrare se il fatto è un delitto (in tal caso la revoca è sostanzialmente automatica se nei termini) oppure una contravvenzione (e allora va valutata l'identità di indole).

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