Cassazione Penale, Sentenza n. 37225/2025 del 14/11/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnano la conferma di condanna per tentata estorsione aggravata in concorso sostenendo che la loro identificazione è viziata: la persona offesa Prima Angela avrebbe indicato solo i nomi e cognomi senza altri riscontri esterni (mancanza di individuazione fotografica o ricognizione di persona), per cui le dichiarazioni non sarebbero sufficienti a identificarli come due dei quattro soggetti entrati in casa e che minacciarono e colpirono il compagno Mallus Fabio. Caruso contesta inoltre l'assenza di riscontri sul soprannome "Bumma" riferito dalla vittima.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili perché manifestamente infondati. Ha ritenuto che il giudizio di responsabilità si fondi sulle dichiarazioni della persona offesa la cui attendibilità non è stata contestata dai ricorrenti; ha ricordato il principio per cui le dichiarazioni della persona offesa possono, se ritenute credibili e adeguatamente motivate, da sole sostenere la condanna anche in assenza di riscontri esterni. La Corte ha inoltre rilevato la presenza di riscontri sulla verificazione dell'evento (la dichiarazione della seconda persona offesa Mallus Fabio) e ha motivato che, poiché la vittima conosceva i due imputati e li aveva indicati con nome e cognome, non era necessario procedere ad individuazione fotografica o ricognizione (che peraltro non erano state richieste dalla difesa che aveva scelto il rito abbreviato). Per questi motivi la sentenza impugnata è stata confermata; i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro tremila alla Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
art. 192, comma 3, cod. proc. pen.
art. 192, comma 3, cod. proc. pen.
Le regole previste da tale comma non si applicano alle dichiarazioni della persona offesa; queste ultime possono, se ritenute attendibili e adeguatamente motivate, costituire fonte esclusiva di prova della responsabilità penale.
Giurisprudenza - Sez. 4, n. 10153 del 11/02/2020 (C.)
Sez. 4, n. 10153 del 11/02/2020, C., Rv. 278609 - 01
Ribadisce che la valutazione dell'attendibilità della persona offesa è questione di fatto non sindacabile in Cassazione salvo manifeste contraddizioni o uso di mere congetture non verificabili.
Giurisprudenza - Sez. U, n. 41461 del 19/07/2012 (Bell'Arte)
Sez. U, n. 41461 del 19/07/2012, Bell'Arte, Rv. 253214 - 01
Stabilisce che le dichiarazioni della persona offesa, purché sia fornita adeguata motivazione sulla credibilità soggettiva e sull'attendibilità intrinseca del racconto, possono da sole fondare una condanna; in tali ipotesi la motivazione richiesta deve essere più penetrante e rigorosa rispetto a quella per le dichiarazioni di un qualsiasi testimone.
Massime di principio
- Le dichiarazioni della persona offesa possono da sole sostenere una condanna se i giudici di merito ne attestano la credibilità con motivazione adeguata; la loro mancanza di riscontri esterni non rende automaticamente inaffidabile il racconto.
- La valutazione dell'attendibilità dei testimoni e della persona offesa è valutazione di fatto del giudice di merito e non è sindacabile in Cassazione salvo che emergano manifeste contraddizioni o motivazioni basate su mere congetture.
- Non è sempre necessaria una individuazione fotografica o una ricognizione se la vittima dichiara di conoscere personalmente gli imputati e li indica con nome e cognome; tuttavia, se l'identificazione in fase iniziale è vaga (es. solo nome di battesimo), approfondimenti sono giustificati.
- La scelta difensiva del rito abbreviato senza condizioni può ridurre le possibilità di ottenere ulteriori accertamenti istruttori (come ricognizioni) in sede di merito e indebolire censure di identificazione in Cassazione.
- Un elemento di riscontro (ad es. altra persona offesa che conferma l'evento) rafforza la posizione probatoria basata sulle dichiarazioni della persona offesa principale.
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