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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37174/2025 del 14/11/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugnava la conferma della condanna per il reato posto dall'art. 7 d.l. 4/2019 (con riferimento all'art. 81, comma finale, c.p.), deducendo: (1) carenza probatoria circa la proprietà dell'immobile intestato al figlio, atteso che l'accertamento si fondava su una visura catastale (dato meramente fiscale/indiziario) e non su una visura ipocatastale o atto della Conservatoria; (2) assenza dell'elemento psicologico del reato, poiché non vi sarebbe prova che la ricorrente conoscesse la proprietà del figlio e quindi la sussistenza dell'intenzione collegata all'indebita percezione del reddito di cittadinanza.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto infondato il primo motivo: la visura catastale è indiziaria ma, nel caso concreto, era corroborata da una dichiarazione di fatto attribuibile alla ricorrente (riconoscimento che il figlio era proprietario dell'immobile) e dalla indicazione in atti dell'atto di acquisto (rogito del 5/08/2010), circostanze che conferivano agli indizi la gravità, precisione e concordanza richieste dall'art. 192 c.p.p.; perciò gravava sulla ricorrente l'onere di allegare elementi concreti contrari (non un onere di prova assoluto). Il secondo motivo è stato dichiarato inammissibile perché meramente contestativo e fondato su rilievi di fatto preclusi in questa sede (presunta ignoranza della proprietà). Conseguentemente è stata confermata la condanna impostata in primo e secondo grado (pena richiamata negli atti: anni uno e mesi quattro di reclusione per i reati contestati).

Norme richiamate

  • art. 7 d.l. 4/2019

    Norma sostanziale richiamata come fonte del reato contestato (omessa comunicazione/indebito percepimento di benefici legati al reddito di cittadinanza), indicata quale titolo di accusa nei confronti dell'imputata

  • art. 81, comma finale, cod. pen.

    Richiamato quale norma sul concorso di persone nel reato e responsabilità penale; menzionato negli atti come riferimento alla configurazione della responsabilità

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Principio processuale utilizzato in motivazione: il giudice penale può inferire la prova di un fatto anche da indizi, purché siano gravi, precisi e concordanti; applicato per qualificare la visura catastale, se corroborata, come elemento probatorio idoneo

Massime di principio

  • La visura catastale ha natura indiziaria e non prova automatica della proprietà: può tuttavia valere come indizio apprezzabile se è corroborata da altri elementi (es. atto di acquisto, ammissioni della parte) e se gli indizi sono gravi, precisi e concordanti
  • La presenza di indizi seri può spostare l'onere di allegazione sulla difesa: l'imputato non è chiamato a provare la propria tesi in senso formale, ma deve fornire elementi concreti e plausibili contrari per contestare efficacemente le risultanze indiziarie
  • Non costituisce inversione dell'onere della prova il fatto che il giudice richieda alla difesa di allegare elementi che possano essere successivamente valutati; la prova penale resta a carico dell'accusa secondo il principio del libero convincimento
  • In sede di legittimità (Cassazione) non sono ammissibili doglianze che si limitino a questioni di fatto e siano meramente contestative (p.es. affermazioni generiche di ignoranza): tali rilievi sono preclusi se non supportati da specifici elementi processuali
  • Se si vuole contrastare la rilevanza di una visura catastale in casi analoghi è opportuno, in sede di merito, produrre documenti efficaci (es. atto traslativo contrario, sentenze che dichiarino diversa titolarità, contratti di vendita, volture che dimostrino diversa situazione, dichiarazioni formali) o dimostrare la mancanza di conoscenza con elementi concreti e concordati

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