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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38740/2023 del 22/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Si contestava l'uso e la fruizione di un testamento olografo ritenuto falso (originariamente imputato art. 491 c.p.; in udienza il pubblico ministero aveva poi contestato anche il reato di cui all'art. 489 c.p.), sostenendo che il reato di "uso di atto falso" si sarebbe consumato ogniqualvolta gli imputati avessero fatto uso del testamento (ad es. deposito/pubblicazione del testamento, volture catastali, denuncia di successione, incasso canoni, stipula/consummazione di contratti di locazione), con conseguente protrazione della consumazione fino al 15 giugno 2020 e spostamento in avanti della decorrenza della prescrizione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del pubblico ministero e ha confermato il principio secondo cui il delitto di uso di atto falso è istantaneo: la consumazione si è verificata con l'uso effettivo dell'atto (qui, la pubblicazione del testamento). Le successive attività (volture, denuncia di successione, riscossione canoni, ecc.) sono state ritenute dal giudice di merito come semplice esercizio dello "status" di eredi e come fruizione degli effetti prodotti dall'azione criminosa già compiuta, non come nuovi e distinti usi dell'atto falso. Di conseguenza la decisione di merito che aveva dichiarato l'estinzione del reato per prescrizione è stata mantenuta.

Norme richiamate

  • art. 489 cod. pen.

    L'art. 489 (uso di atto falso) è stato interpretato come reato istantaneo: la consumazione avviene quando si fa uso materiale dell'atto falso (qui: pubblicazione del testamento) e non si prolunga automaticamente con gli effetti successivi prodotti dall'uso.

  • art. 491 cod. pen.

    L'art. 491 era richiamato nell'originaria imputazione relativa alla falsità del testamento olografo; dal testo emerge che il documento è stato ritenuto falso dal giudice di merito e tale circostanza ha formato il presupposto dell'accusa.

  • art. 157 cod. pen.

    Richiamato nel ricorso come riferimento alla disciplina della prescrizione; dalla sentenza di legittimità emerge che la corretta individuazione del momento di consumazione del reato (istante dell'uso) è decisiva per il computo dei termini prescrizionali.

  • art. 81 cod. pen.

    Richiamato dal ricorrente in relazione alla responsabilità e al concorso di più soggetti; la Corte non ha ritenuto che le successive attività configurassero nuove consumazioni riconducibili a una reiterazione del reato al fine di incidere sulla prescrizione.

  • Giurisprudenza - Sez. 5, n. 38438 del 29/05/2015 (Messina), Rv. 264920

    La Corte ha richiamato il principio consolidato secondo il quale il delitto di uso di atto falso è istantaneo e la sua consumazione si esaurisce con l'uso; gli effetti protratti nel tempo non costituiscono nuova consumazione del reato.

Massime di principio

  • Il reato di "uso di atto falso" va considerato, di regola, come reato istantaneo: la consumazione coincide con il momento in cui l'atto falso è concretamente utilizzato.
  • Atti successivi che si limitano a sfruttare lo "status" acquisito in conseguenza dell'uso (es. volture catastali, denuncia di successione, riscossione di canoni) costituiscono, in genere, effetti/benefici dell'azione criminosa già compiuta e non sempre una nuova consumazione del reato.
  • Per sostenere la tesi della reiterazione (e quindi spostare la decorrenza della prescrizione), l'accusa deve dimostrare concrete e distinte nuove utilizzazioni dell'atto falso, non semplici atti di gestione o godimento degli effetti successivi.
  • Nel calcolo della prescrizione è cruciale individuare l'atto concreto che integri l'uso: la mera temporanea protrazione degli effetti non è sufficiente a interrompere o rinnovare il termine prescrizionale.
  • In ipotesi simili, chi agisce in favore di chi mostra un documento falso deve distinguere fra l'uso originario dell'atto (eventuale reato) e le attività amministrative o patrimoniali successive, che potrebbero essere lecite se non dipendono da un nuovo utilizzo del documento falso.

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