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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2877/2023 del 24/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha respinto la richiesta di sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. Il ricorrente deduce violazione di legge e omessa/insufficiente motivazione in relazione alla necessità della custodia cautelare, denunciando in particolare: la distanza temporale dai fatti; la pendenza del giudizio di merito; il ruolo di "mero partecipe" svolto dal ricorrente nell'associazione finalizzata al narcotraffico; l'assenza del pericolo di fuga e di inquinamento probatorio; e la mancata valutazione dell'inidoneità degli arresti domiciliari a fronteggiare il pericolo di reiterazione.

La decisione

Il ricorso per cassazione è stato rigettato come infondato. La Corte ha ritenuto congrua e sufficiente la motivazione dell'ordinanza impugnata: ha evidenziato la sussistenza dell'esigenza cautelare in funzione del pericolo di reiterazione, considerato il ruolo del ricorrente (corriere) e i contatti diretti con l'organizzatore e con esponente apicale del clan, nonché la condanna in primo grado (abbreviato) a undici anni di reclusione. La Corte ha richiamato la presunzione relativa prevista dall'art. 74 d.P.R. n. 309/1990 circa la necessità della custodia per i reati di cui a tale normativa, ha ritenuto non decisivo il mero decorso del tempo e ha considerato irrilevanti ai fini della misura l'assenza di pericolo di fuga o di inquinamento, posto che la detenzione è stata adottata per neutralizzare il pericolo di reiterazione. Condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali; rinvio alla cancelleria per gli adempimenti di cui all'art. 94, comma (testo provvedimento truncato).

Norme richiamate

  • d.P.R. n. 309 del 1990, art. 73

    Articolo richiamato in relazione ai reati contestati (illecita detenzione e traffico di stupefacenti), che rientrano nel novero dei reati per i quali sono state adottate le misure cautelari.

  • d.P.R. n. 309 del 1990, art. 74

    Previsione di una presunzione relativa circa la sussistenza delle esigenze cautelari e della necessità della custodia in carcere per i reati previsti dalla normativa sulle sostanze stupefacenti; la Corte ha applicato tale presunzione, ritenendola non efficacemente superata dalle argomentazioni difensive.

  • art. 94 (richiamato nella parte finale dell'ordinanza)

    Rinvio procedurale alla cancelleria per gli adempimenti previsti dalla norma citata (il testo integrale della disposizione non è riportato nella parte di sentenza fornita).

Massime di principio

  • Per i reati di traffico di stupefacenti disciplinati dal d.P.R. n. 309/1990 sussiste una presunzione relativa dell'esigenza cautelare: per ottenere la sostituzione della custodia in carcere è necessario fornire elementi concreti e specifici che la superino.
  • La mera distanza temporale dai fatti non è di per sé sufficiente a escludere la necessità della custodia in carcere se non è dettagliatamente dimostrato che le esigenze cautelari sono venute meno.
  • L'assenza del pericolo di fuga o di inquinamento probatorio può risultare ininfluente se la misura è motivata dal rischio di reiterazione; quindi la difesa deve provare l'assenza di tale rischio o proporre misure alternative idonee a neutralizzarlo (es. sorveglianza, restrizioni specifiche, misure tecnologiche).
  • La condanna in primo grado, anche se pronunciata con rito abbreviato, e il ruolo operativo del soggetto (es. corriere, luogotenente) costituiscono elementi forti ai fini della valutazione della pericolosità e della necessità della custodia.
  • Per ottenere il riesame della misura cautelare la difesa deve articolare contestazioni precise e circostanziate sulle motivazioni già formulate dall'autorità che ha disposto la custodia; la censura generica di "mancata motivazione" è difficilmente persuasiva se le decisioni precedenti hanno già valutato gli stessi elementi.

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