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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38881/2023 del 25/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva rigettato la richiesta di revoca o sostituzione della custodia cautelare in carcere. Il ricorrente contestava che il Tribunale del riesame avesse sostituito la misura a carico del coimputato De Carolis con gli arresti domiciliari e deduceva che tale decisione favorevole, essendo basata su elementi comuni, avrebbe dovuto giustificare analoga modifica della misura anche per lui. Sosteneva inoltre di avere una posizione meno gravosa (assenza di pericolo di fuga, percorso di risocializzazione con lauree conseguite, revoca di aggravamenti di sorveglianza speciale, ruolo diverso nei fatti rispetto al coimputato, minor gravità di condanne recenti e maggiore durata già scontata in carcere), e invocava la giurisprudenza che ammetterebbe l'utilizzo della decisione favorevole sul coimputato a sostegno della richiesta di sostituzione della misura, quando fondata su elementi comuni.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il motivo fosse in parte manifestamente infondato e in parte generico, osservando che l'appellante non aveva censurato le ragioni essenziali del primo provvedimento di rigetto né prodotto elementi di fatto nuovi e specifici tali da incidere sulle esigenze cautelari individuali. La Corte ha richiamato il principio consolidato secondo cui la valutazione delle esigenze cautelari è autonoma per ciascun indagato e che la decisione favorevole nei confronti del coimputato non costituisce, di per sé, fatto nuovo idoneo a determinare la revoca o la modifica della misura. Per questo ha rigettato il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali, al versamento di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende (ai sensi della giurisprudenza costituzionale citata) e disposta la trasmissione di copia del provvedimento al direttore dell'istituto penitenziario ai sensi dell'art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 606 comma 1 lett. b) cod. proc. pen.

    Norma invocata come motivo di cassazione (violazione di legge), ma la Corte ha ritenuto il motivo generico e non specifico rispetto alle ragioni che avevano sorretto i provvedimenti di merito, portando all'inammissibilità del ricorso.

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione alle esigenze cautelari (in particolare pericolo di reiterazione e profili personali): la Corte conferma che la valutazione delle esigenze cautelari si basa su contributo materiale/morale dell'indagato e su profili personali, dunque va compiuta in via autonoma per ogni indagato.

  • art. 299 cod. proc. pen.

    Norma sulla sostituzione della misura cautelare, richiamata dall'appellante come rimedio richiesto; la Corte precisa che la sostituzione può essere giustificata da elementi comuni solo se emergono elementi nuovi e pertinenti rispetto al quadro indiziario e alle esigenze cautelari.

  • art. 309 cod. proc. pen.

    Procedimento di revisione/valutazione delle misure cautelari già esperito: la Corte osserva che molte delle deduzioni del ricorrente erano già state valutate in sede di art. 309 e non offrono nuovi rilievi idonei a modificare la decisione.

  • art. 310 cod. proc. pen.

    Norma procedurale che disciplina l'appello contro le ordinanze del giudice per le indagini preliminari; il Tribunale ha agito in funzione di giudice ex art. 310 nel rigetto dell'appello di Attanasio.

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Norma che prescrive la trasmissione al direttore dell'istituto penitenziario della copia del provvedimento di cassazione; la Corte ne dispone l'adempimento.

  • Sentenza Corte Costituzionale 13/06/2000 n.186

    Richiamata a supporto dell'adozione della sanzione pecuniaria (cassa delle ammende), come criterio per l'irrogazione in mancanza di elementi che escludano colpa nella proposizione del ricorso inammissibile.

  • Sez. 6, n. 4948 del 10/07/2019 (Vaglia, Rv. 278203)

    Giurisprudenza di legittimità richiamata per affermare che la mera decisione cautelare favorevole al coindagato non costituisce di per sé fatto nuovo idoneo a modificare il quadro indiziario o la misura cautelare dell'istante.

  • Sez. 3, n. 7784 del 28/01/2020 (Mazza, Rv. 278258)

    Giurisprudenza richiamata che riafferma l'autonomia della posizione cautelare di ciascun coindagato: si possono legittimamente adottare misure differenziate in relazione al diverso contributo e ai profili personali.

Massime di principio

  • La valutazione delle esigenze cautelari (pericolo di fuga, inquinamento probatorio, pericolo di reiterazione) è individuale: la decisione favorevole per un coindagato non determina automaticamente la stessa misura per gli altri.
  • Per ottenere la revoca o la sostituzione di una misura cautelare occorre prospettare elementi di fatto nuovi, specifici e pertinenti rispetto alle ragioni che giustificarono l'applicazione della misura; una semplice comparazione con il trattamento di un coindagato è insufficiente.
  • In sede di gravame e di cassazione è necessario indicare con precisione quali motivazioni dei provvedimenti precedenti si censurano e produrre o indicare elementi non ancora valutati, altrimenti il ricorso rischia di essere dichiarato inammissibile per genericità.
  • Argomentazioni di carattere generale sul percorso personale o sulla diversa qualifica del ruolo (mandante vs esecutore) devono essere dimostrate concretamente e collegate alle esigenze cautelari per essere efficaci.
  • La giurisprudenza consolidata può essere invocata, ma va applicata correttamente: il richiamo a precedenti che consentono la sostituzione della misura per coindagati è rilevante solo se sussistono elementi comuni e nuovi che incidono sul quadro indiziario o sulle esigenze cautelari del richiedente.

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