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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35939/2022 del 23/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione della conferma della condanna per appropriazione indebita relativa all'utilizzo di una carta di pagamento. Il ricorrente deduceva la prescrizione del reato, sostenendo che il fatto si era consumato con la prima utilizzazione della carta (quale momento di "interversio possessionis") e che, applicando le norme sulla prescrizione, i termini erano già spirati alla data della pronuncia di secondo grado.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso nei soli effetti penali. Ha ritenuto che il reato di appropriazione indebita della carta di pagamento si è consumato con la prima utilizzazione (14 agosto 2012) e, applicando la disciplina introdotta dalla legge 5 dicembre 2005, n. 251 e tenendo conto delle cause di sospensione, il termine massimo di prescrizione (in assenza di aumenti per condizioni soggettive ostative non contestate) è scaduto il 9 giugno 2020. Pertanto la sentenza di merito è stata annullata senza rinvio perché il reato è estinto per prescrizione. Sul piano civile il ricorso è stato rigettato: non essendo contestati i profili di responsabilità civile, i capi civili sono stati confermati e la richiesta di liquidazione spese della parte civile è stata rigettata per difetto di effettiva soccombenza.

Norme richiamate

  • DL 28 ottobre 2020, n. 137, art. 23, comma 8, convertito dalla L. 18 dicembre 2020, n. 176

    La trattazione del ricorso è avvenuta con le modalità previste dalla normativa emergenziale (procedimenti da remoto/semplificati); viene richiamata a fini procedurali per la forma della trattazione.

  • Legge 5 dicembre 2005, n. 251

    Norma richiamata per la determinazione del termine prescrizionale applicabile; secondo la Corte, applicando la disciplina introdotta dalla legge 251/2005 il termine massimo risultava essere di sette anni e sei mesi per il caso concreto.

  • Art. 161 cod. pen., comma finale (cpv.)

    Richiamato in relazione agli eventuali aumenti del termine prescrizionale per condizioni soggettive ostative (p.es. recidiva qualificata). La Corte ha rilevato che tali aumenti non erano contestati nel caso concreto, perciò non hanno inciso sul calcolo della prescrizione.

Massime di principio

  • Per i reati di appropriazione indebita di carte di pagamento il momento di consumazione può coincidere con la "interversio possessionis", ossia la prima utilizzazione della carta sottratta; quindi la prescrizione decorre da tale momento.
  • La legge 251/2005 va considerata nel calcolo dei termini prescrizionali: può aumentare i termini massimi applicabili rispetto alla disciplina previgente e va verificata la sua applicabilità al fatto concreto.
  • Eventuali cause di sospensione e gli aumenti derivanti da condizioni soggettive (es. recidiva qualificata ai sensi dell'art. 161 c.p.) devono essere valutati espressamente: in assenza di tali aumenti il termine può risultare già decorso al momento della pronuncia di grado successivo.
  • Se il reato è estinto per prescrizione la Cassazione può annullare la sentenza senza rinvio solo sugli effetti penali; le conseguenze civili possono comunque rimanere ferme se non impugnate o se non investite dalla pronuncia sulla prescrizione.
  • La parte civile che chiede liquidazione di spese o risarcimento deve valutare che, anche in caso di estinzione del reato per prescrizione, la responsabilità civile può essere confermata e che le pretese risarcitorie vanno comunque provate e liquidate nei modi previsti.

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