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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29947/2023 del 10/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore impugna l'ordinanza del Tribunale di Foggia che non ha convalidato l'arresto di Chiarista per il reato di evasione (art. 385 cod. pen.), sostenendo che il Tribunale ha erroneamente escluso l'allontanamento dall'abitazione ove l'imputato era ristretto nonostante sia stato rinvenuto al di fuori della stessa, su una strada adiacente alla pertinenza dell'immobile.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso ritenendolo fondato, perché il Tribunale aveva sbagliato nell'escludere l'allontanamento basandosi su un divieto di analogia in malam partem. La Corte ha richiamato il costante orientamento secondo cui, ai fini dell'art. 385 cod. pen., per abitazione si intende l'unità abitativa in cui la persona conduce la propria vita domestica, escludendo le pertinenze esterne salvo quei locali parzialmente aperti o scoperti che costituiscono parte integrante dell'unità immobiliare (es. balconi, terrazzi, cortili interni). Dato che l'indagato è stato rinvenuto in circostanze di luogo compatibili con un allontanamento penalmente rilevante, la Cassazione ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata e ha dichiarato la legittimità dell'arresto.

Norme richiamate

  • art. 385 cod. pen.

    Rileva l'evasione dalla detenzione domiciliare quando l'indagato si allontana dall'unita abitativa in cui conduce la propria vita domestica; non si estende automaticamente alle pertinenze esterne salvo quelle integrate (balconi, terrazzi, cortili interni).

  • principio del divieto di analogia in malam partem

    Non giustifica l'esclusione di condotte che rientrano nella fattispecie penale solo sulla base del timore di usare l'analogia a sfavore dell'imputato; il giudice deve applicare la nozione legislativa e la giurisprudenza consolidata.

  • Giurisprudenza richiamata: Sez. 6, n. 47317 del 28/10/2016, Di Carlo, Rv. 268500 - 01

    Definisce la nozione di abitazione ai fini della detenzione domiciliare e stabilisce che sono parte dell'unita immobiliare solo spazi che costituiscono integrazione funzionale dell'abitazione, escludendo altre pertinenze esterne non integrate.

Massime di principio

  • Ai fini dell'art. 385 cod. pen. per abitazione va intesa l'unita abitativa in cui il detenuto conduce la vita domestica; spazi esterni non integrati non sono coperti dalla detenzione domiciliare.
  • Il rinvenimento del detenuto al di fuori dell'unita abitativa, su strade adiacenti o luoghi esterni non costituenti pertinenze integrate, può integrare l'allontanamento penalmente rilevante e legittimare l'arresto.
  • Balconi, terrazzi e cortili interni sono considerati parte integrante dell'unita immobiliare se svolgono funzione unitaria con l'abitazione e pertanto non sempre configurano evasione se il detenuto si trova in essi.
  • Il divieto di analogia in malam partem non autorizza il giudice a restringere in modo formale la nozione di fattispecie penale quando la fattispecie e la giurisprudenza consolidata ricomprendono la condotta contestata.
  • In casi analoghi occorre valutare con precisione le circostanze di luogo e la concreta delimitazione spaziale dell'unita abitativa per determinare la rilevanza penale dell'allontanamento; le decisioni della Corte di Cassazione possono determinare l'annullamento senza rinvio delle ordinanze di non convalida se l'arresto era legittimo.

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