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Cassazione Penale, Ordinanza n. 30934/2026 del 12/08/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La sentenza di appello ha confermato la condanna di primo grado di due imputati per i reati di furto e indebito utilizzo di strumenti di pagamento diversi dai contanti. In cassazione, tramite difensore, entrambi hanno proposto separati ricorsi deducendo un unico motivo: hanno contestato il giudizio di bilanciamento tra circostanze aggravanti e attenuanti, lamentando in sostanza la graduazione del trattamento sanzionatorio e la misura della pena inflitta. La Corte ha ritenuto la doglianza volta a ottenere una nuova valutazione di merito della pena e del bilanciamento, non consentita in sede di legittimità se la motivazione del giudice di merito è congrua e non illogica.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. Ha affermato che il giudizio di bilanciamento tra aggravanti e attenuanti è espressione di discrezionalità del giudice di merito e non è sindacabile in cassazione quando sia sorretto da motivazione congrua, anche solo in relazione ad alcuni criteri dell'art. 133 c.p., senza necessità di un'analitica esposizione di tutti i parametri. Ha inoltre ribadito che la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito ai sensi degli artt. 132 e 133 c.p. e che non può essere chiesta in cassazione una nuova valutazione di congruità, salvo arbitrarietà o manifesta illogicità. Conseguentemente, oltre alla declaratoria di inammissibilità, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000,00 ciascuno in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 624 c.p.

    norma incriminatrice richiamata come uno dei reati per cui gli imputati erano stati condannati in primo e secondo grado

  • art. 493-ter c.p.

    norma incriminatrice richiamata come ulteriore reato contestato e confermato in appello

  • art. 133 c.p.

    richiamato come parametro di valutazione della gravità del fatto e della graduazione della pena, utilizzabile dal giudice di merito nella motivazione del bilanciamento e della commisurazione

  • art. 132 c.p.

    richiamato insieme all'art. 133 c.p. come base della discrezionalità del giudice nella determinazione della pena

Massime di principio

  • Il giudizio di bilanciamento tra circostanze aggravanti e attenuanti appartiene al potere discrezionale del giudice di merito ed è insindacabile in cassazione quando sia sorretto da motivazione congrua e non manifestamente illogica.
  • Ai fini della legittimità della motivazione sulla pena non è richiesta un'analitica confutazione di tutti i parametri dell'art. 133 c.p., essendo sufficiente che la decisione sia coerente con alcuni dei criteri normativi rilevanti.
  • La doglianza che in cassazione mira a ottenere una nuova valutazione della congruità della pena è inammissibile, salvo che la determinazione sanzionatoria risulti frutto di mero arbitrio o di ragionamento illogico.
  • Quando il ricorso è dichiarato inammissibile, la conseguenza è la condanna del ricorrente alle spese processuali e al versamento della somma in favore della Cassa delle ammende, se disposta dalla Corte.

Come è indicizzato

MaterieFurtoFrode informaticaImpugnazioni
RamiDelitti contro il patrimonioReati informaticiProcesso penale
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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