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Cassazione Penale, Ordinanza n. 39240/2025 del 04/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha impugnato la sentenza della Corte di appello che aveva confermato la condanna per detenzione di sostanza stupefacente. Il ricorso era articolato su due profili: violazione di legge e vizio di motivazione per il mancato riconoscimento dell'ipotesi di lieve entità di cui all'art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990; diniego delle circostanze attenuanti generiche. In fatto, la decisione di merito aveva valorizzato il quantitativo sequestrato, pari a 24,99 grammi di hashish, da cui erano ricavabili 984 dosi medie giornaliere, nonché il rinvenimento in casa di fogli manoscritti con nomi e cifre, ritenuti indizi di professionalità e abitualità della condotta. La Corte di cassazione ha ritenuto che il ricorso fosse meramente reiterativo delle doglianze già esaminate in appello e comunque manifestamente infondato, poiché mirava a un nuovo apprezzamento di merito non consentito in sede di legittimità.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto congrua e non illogica la motivazione della sentenza impugnata sia sulla qualificazione del fatto come non tenue, sia sul diniego delle attenuanti generiche e sul trattamento sanzionatorio, richiamando il dato quantitativo della sostanza, la riferibilità delle annotazioni manoscritte a un'attività di spaccio e i precedenti dell'imputato. Ne sono derivate le statuizioni conseguenti ex art. 616 c.p.p.: condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    La lieve entità va esclusa quando, in base al dato quantitativo e ad altri elementi concreti, la condotta presenti caratteri di professionalità e abitualità incompatibili con una minore gravità del fatto.

  • art. 616 c.p.p.

    In caso di inammissibilità del ricorso seguono la condanna alle spese processuali e al pagamento di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • La doglianza che si limiti a riproporre in cassazione questioni già dedotte e motivate in appello è inammissibile quando non confronta specificamente la ratio decidendi della sentenza impugnata.
  • La qualificazione del fatto ai fini dell'art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990 deve essere valutata considerando non solo il quantitativo di stupefacente, ma anche gli ulteriori elementi sintomatici della condotta, quali modalità di detenzione, annotazioni contabili e indici di professionalità o abitualità.
  • Il giudizio sulla lieve entità è insindacabile in cassazione quando la motivazione di merito sia completa, congrua e non manifestamente illogica.
  • Il diniego delle attenuanti generiche è legittimo se sorretto da motivazione adeguata fondata sulla gravità del fatto e sui precedenti dell'imputato; in cassazione non basta contrapporre una lettura alternativa dei medesimi elementi di fatto.
  • Il ricorso per cassazione non può essere utilizzato per ottenere un nuovo vaglio del merito della valutazione probatoria, salvo l'emersione di macroscopiche carenze motivazionali o manifeste illogicità.

Come è indicizzato

MaterieSpaccioImpugnazioni
RamiStupefacentiProcesso penale
SottomaterieLieve entità
IstitutiOnere della prova

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