Cassazione Civile, Ordinanza n. 12985/2025 del 15/05/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente (pubblica amministrazione)
La controversia
La controversia nasce da avvisi di rettifica dell’accertamento doganale e da correlati provvedimenti sanzionatori emessi a seguito di PVC relativo a importazioni effettuate negli anni 2010-2012. L’Ufficio doganale aveva aumentato il valore dichiarato in dogana includendovi royalties corrisposte dalla licenziataria/importatrice alla società licenziante titolare del marchio, ritenendo che tali diritti di licenza dovessero concorrere alla base imponibile dei dazi e dell’IVA all’importazione. La CTR aveva invece escluso l’inclusione delle royalties, rilevando l’assenza di prova che esse costituissero condizione della vendita e negando altresì la responsabilità solidale dello spedizioniere/rappresentante indiretto. Nel ricorso per cassazione l’Agenzia ha dedotto: 1) violazione delle norme doganali e civilistiche sull’interpretazione del contratto, sostenendo che le royalties erano condizione della vendita perché la licenziante esercitava un controllo non meramente qualitativo ma gestionale sulla filiera produttiva e distributiva; 2) violazione dell’art. 112 c.p.c. per ultrapetizione, poiché la CTR avrebbe pronunciato sulla responsabilità dello spedizioniere pur in assenza di specifica domanda sul punto; 3) violazione della norma doganale sulla responsabilità del rappresentante indiretto, con esclusione erronea della responsabilità solidale. La società ha resistito con controricorso e memoria, contestando anche l’ammissibilità dei motivi.
La decisione
La Corte ha ritenuto fondati il primo e il secondo motivo di ricorso, assorbito il terzo. Quanto al primo motivo, ha affermato che la CTR non aveva correttamente verificato, alla luce delle clausole contrattuali e dei criteri elaborati dalla giurisprudenza unionale e di legittimità, se il pagamento delle royalties fosse una condizione della vendita; in particolare, quando il corrispettivo sia dovuto a soggetto diverso dal venditore, occorre accertare se vi sia un legame e un potere di controllo tale da subordinare l’importazione al pagamento del diritto di licenza. Quanto al secondo motivo, la Corte ha rilevato che la CTR si era pronunciata sulla responsabilità dello spedizioniere oltre i limiti del devoluto, in violazione dell’art. 112 c.p.c. Poiché il terzo motivo restava assorbito, la sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte di Giustizia tributaria di secondo grado della Lombardia, in diversa composizione, anche per le spese.
Norme richiamate
Richiamato per l’interpretazione del contratto di licenza ai fini della verifica della natura delle royalties e della loro rilevanza doganale.
Richiamato, insieme all’art. 1362 c.c., per l’interpretazione sistematica delle clausole contrattuali.
art. 143 DAC
Richiamato in relazione alla nozione di persone legate ai fini doganali e al concetto di controllo.
art. 157 DAC
Le royalties concorrono al valore doganale solo se specificamente riferite alle merci e dovute come condizione della vendita, quando non già incluse nel prezzo.
art. 159 DAC
Per i marchi di fabbrica, il diritto di licenza si aggiunge al prezzo solo al ricorrere delle condizioni previste, tra cui la non libertà dell’acquirente di rivolgersi ad altri fornitori non legati al venditore.
art. 160 DAC
Se il pagamento è dovuto a terzo, la condizione di cui all’art. 157 si considera soddisfatta solo se il venditore o persona a esso legata chiede all’acquirente di effettuare il pagamento.
art. 32, par. 1, lett. c), CDC
Il valore in dogana deve essere aumentato dei diritti di licenza relativi alle merci quando il compratore è tenuto a pagarli, direttamente o indirettamente, come condizione della vendita.
art. 32, par. 5, CDC
Richiamato come disposizione complementare sul computo dei corrispettivi e dei diritti di licenza nel valore doganale.
art. 201 CDC
Richiamato per la responsabilità del rappresentante indiretto in dogana, ma nel caso concreto il terzo motivo è stato assorbito.
art. 77 CDU
Indicato come norma attuale corrispondente all’art. 201 CDC per la responsabilità del dichiarante/rappresentante indiretto.
La CTR ha violato il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato statuendo sulla responsabilità dello spedizioniere senza domanda di parte.
art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.
Parametrata ai motivi di violazione di legge dedotti nel primo e nel terzo motivo.
art. 360, comma 1, n. 4, c.p.c.
Parametrata al motivo di ultrapetizione dedotto per violazione dell’art. 112 c.p.c.
Richiamato dalla CTR come criterio per desumere la nozione di condizione di vendita, ma la Corte ha ricondotto il tema ai criteri doganali e alla giurisprudenza unionale.
Richiamato per rigettare la richiesta di trattazione in pubblica udienza e confermare la trattazione in camera di consiglio.
Richiamato nel medesimo passaggio sulla richiesta di pubblica udienza.
Massime di principio
- Nel diritto doganale, i diritti di licenza o royalties concorrono al valore in dogana solo se non sono già inclusi nel prezzo, si riferiscono alle merci da valutare e costituiscono una condizione della vendita.
- La nozione di "condizione di vendita" va accertata in concreto verificando se il venditore, o una persona a lui legata, non sarebbe disposto a vendere le merci senza il pagamento del diritto di licenza.
- Quando le royalties sono dovute a soggetto diverso dal venditore, l’accertamento richiede la verifica di un legame e di un potere di controllo, di fatto o di diritto, tale da subordinare l’importazione al pagamento del corrispettivo.
- Nel valutare il controllo rilevante ai fini doganali non basta un mero controllo di qualità: assumono rilievo gli indici di ingerenza sulla produzione, sui fornitori, sulla distribuzione, sulla logistica, sul prezzo, sulla pubblicità e sulla programmazione commerciale.
- Gli strumenti interpretativi del Comitato del codice doganale e la giurisprudenza unionale sono utilizzabili per individuare in modo uniforme i criteri di inclusione delle royalties nel valore doganale.
- Il giudice di merito viola l’art. 112 c.p.c. se pronuncia su una questione non devoluta dalle parti, anche quando la questione incida sulla responsabilità di un soggetto chiamato nel giudizio.
- In cassazione è ammissibile censurare la sussunzione dei fatti accertati nella nozione giuridica corretta, quando la critica investe l’esatta identificazione dei criteri normativi applicabili.
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