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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 02314/2026 del 21/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Nicoloro ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Benevento che aveva rigettato la sua istanza volta a ottenere, in executivis, l'applicazione della disciplina del reato continuato con riferimento a tre sentenze esecutive: omissioni contributive e previdenziali riferite al 2014 (prima sentenza), omessa dichiarazione per l'anno d'imposta 2012 (seconda sentenza) e occultamento e distruzione delle scritture contabili accertato nell'anno 2018 (terza sentenza). Il ricorrente sosteneva che i reati erano della stessa specie, commessi nell'ambito della medesima attività imprenditoriale (gestione della MVG Service s.r.l., di cui era amministratore), con modalità reiterate e finalisticamente orientate a una sistematica elusione degli obblighi fiscali e previdenziali, e che dunque dovevano essere unificati come continuità del medesimo disegno criminoso.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Il rigetto si fonda sul principio che, anche in sede di esecuzione, il riconoscimento della continuazione richiede la prova di concreti indicatori di un'unica programmazione preventiva (omogeneità delle violazioni e del bene protetto, contiguità spazio-temporale, modalità della condotta, sistematicità, abitudini programmate di vita e prova che i reati successivi fossero quantomeno delineati al momento del primo). Il giudice ha ritenuto assente la prova di un unico disegno criminoso: le condotte si differenziano per modalità, i tempi tra i fatti sono considerevolmente lunghi (fatti ricondotti a diversi anni: 2014, 2012 e 2018/2013), e gli elementi prodotti dimostrano piuttosto una propensione reiterata a delinquere che non una progettazione unitaria antecedente. Perciò non è stata riconosciuta la continuazione "in executivis". Conseguentemente, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 81 cod. pen.

    art. 81, secondo comma, cod. pen.

    L'articolo disciplina la continuazione: la sentenza individua i criteri richiesti per riconoscere un disegno criminoso unitario (omogeneità dei reati, contiguità spazio-temporale, modalità, sistematicità, programmazione antecedente). Il decorso del tempo, in assenza di altri elementi, ostacola il riconoscimento della continuazione.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    L'articolo è richiamato quale norma che legittima la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali a seguito del rigetto del ricorso.

Massime di principio

  • Il riconoscimento della continuazione, anche "in executivis", richiede la prova di un progetto criminoso unitario antecedente: non basta la mera somiglianza o ripetizione dei reati.
  • È onere dell'interessato indicare i reati che si vogliono unificare e fornire elementi specifici che dimostrino la preventiva programmazione dei reati successivi; il giudice dell'esecuzione valuta se tali elementi sussistono.
  • La contiguità cronologica è un indice importante: lunghe distanze temporali tra le condotte, in assenza di altri indici, rendono improbabile l'esistenza di un disegno unitario.
  • L'identità o analogia dei titoli di reato e la mera abitudine a delinquere non equivalgono a prova di un progetto unitario; possono indicare invece una propensione o scelta di vita criminosa.
  • Elementi decisivi per la continuità includono: modalità esecutive sostanzialmente coincidenti, pianificazione prospettica documentabile, finalità e mezzi ripetuti e riconducibili a una strategia unitaria.
  • In caso di dubbio o mancanza di specifici indizi di programmazione, il giudice è legittimato a ritenere i fatti estemporanei e a negare l'unificazione per continuazione.

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