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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40729/2025 del 18/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza del 13/06/2025 che aveva confermato la custodia cautelare in carcere per partecipazione ad associazione dedita al narcotraffico e reati di detenzione e spaccio di stupefacenti. Tre motivi principali: 1) violazione per omesso deposito/mancato accesso a verbali e fonie delle intercettazioni (art. 268, comma 2 e art. 291 cod. proc. pen.), con pretesa impossibilità di ottenere copie e consultazione utili alla difesa; 2) vizio di motivazione e violazione di legge in ordine alla configurabilità del reato associativo, sostenendo la mancanza di elementi idonei a dimostrare la partecipazione sia del ricorrente sia del padre al sodalizio; 3) cessazione delle esigenze cautelari (artt. 274, 275 cod. proc. pen.) in ragione del progressivo venir meno delle criticità e della nuova attività lavorativa del ricorrente e familiari.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Sul primo motivo la Corte ha ritenuto il tema precluso perché non tempestivamente dedotto in sede di riesame e ha ricordato che le richieste sulle captazioni devono riguardare specifici files o le conversazioni presenti nel provvedimento applicativo; inoltre i brogliacci sono di norma richiamati nelle informative di polizia giudiziaria e non è stato provato che contenuti a favore della difesa fossero stati esclusi. Sul secondo motivo la Corte ha ritenuto che il ricorso proponesse una mera riconsiderazione alternativa del compendio indiziario senza censurare profili di illogicità o contraddittorietà della motivazione del Tribunale; il Tribunale aveva dato adeguata e coerente valutazione del ruolo del ricorrente nell'assetto associativo e degli elementi a suo carico. Sul terzo motivo la Corte ha ritenuto infondata la dedotta cessazione delle esigenze cautelari, avendo il Tribunale correttamente valorizzato il grado di coinvolgimento del ricorrente, il precedente specifico e il rinvenimento di stupefacente all'atto dell'esecuzione della misura. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 268 cod. proc. pen., comma 2

    art. 268, comma 2, cod. proc. pen.

    La norma sull'uso delle intercettazioni è stata richiamata in tema di obblighi di deposito e trascrizione; la Corte evidenzia che la trasmissione delle fonie e la richiesta della difesa deve comunque essere circoscritta alle conversazioni utilizzate nel provvedimento cautelare e che non ogni omissione di trascrizione rileva se non viene dimostrato che il contenuto non trascritto era favorevole alla difesa.

  • art. 291 cod. proc. pen., comma 1

    art. 291, comma 1, cod. proc. pen.

    Richiamata in relazione alla messa a disposizione dei verbali delle intercettazioni; la Corte sottolinea l'obbligo del pubblico ministero di rendere disponibili le registrazioni ma anche l'esigenza che la difesa specifichi i files/periodi di interesse quando l'indagine riguarda più posizioni.

  • art. 269 cod. proc. pen.

    Richiamato in quanto le conversazioni sono conservate nell'archivio informatico previsto dalla norma; la Corte osserva che il materiale richiamato dovrebbe risultare già nella documentazione investigativa messa a disposizione.

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Norma sulle esigenze cautelari (fumus e periculum); la Corte ha ritenuto che il Tribunale abbia correttamente valutato la persistenza delle esigenze cautelari alla luce del quadro indiziario e dei fatti (anche rinvenimento di sostanza al momento dell'esecuzione).

  • art. 275 cod. proc. pen.

    Norma sui presupposti e sulle condizioni della custodia cautelare; la Corte ha ritenuto non sussistente violazione di legge nella conferma della misura, avendo il Tribunale motivato l'insussistenza di alternative idonee.

Massime di principio

  • Eccepire omissioni o irregolarità nell'accesso a intercettazioni richiede tempestività: la deduzione deve essere proposta nella fase di riesame o entro i termini processuali previsti, con indicazione precisa dei files o delle porzioni di registrazione richieste.
  • Le richieste generiche di accesso alle fonie o ai brogliacci sono spesso insufficienti; la difesa deve individuare specificamente le captazioni di interesse, specialmente in indagini complesse con più posizioni.
  • La mancata trascrizione o deposito di parti di intercettazioni non è automaticamente decisiva: occorre dimostrare che il materiale omesso fosse effettivamente favorevole alla difesa e non già ricostruito nelle informative.
  • Una critica che si limiti a proporre una diversa valutazione degli indizi (lettura alternativa del materiale probatorio) senza evidenziare profili di illogicità, contraddittorietà o assenza assoluta di gravità indiziaria non è in genere sufficiente a sfondare la valutazione di merito del giudice del riesame.
  • La prova di attività lavorativa o di mutato contesto familiare non elimina automaticamente le esigenze cautelari: il giudice deve valutare il complesso degli elementi, il grado di coinvolgimento dell'indagato, precedenti specifici e fatti concreti (es. rinvenimento di stupefacente) che possano giustificare la misura.
  • Ricorsi dichiarati inammissibili possono comportare condanne alle spese processuali e sanzioni pecuniarie (Cassa delle ammende) quando risultino vizi di tempestività o ragioni di colpa nella proposizione dell'impugnazione.

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