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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19105/2024 del 14/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente ha censurato la sentenza d'appello per insussistenza degli elementi costitutivi dell'art. 319 quater c.p. (induzione indebita), invocando alternativamente la riqualificazione in truffa aggravata; in riferimento al capo B) ha altresì dedotto violazione di legge ex art. 360 c.p. e lamentato l'erronea valutazione delle dichiarazioni del teste Franco Mirko

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, ha annullato la sentenza impugnata e ha disposto il rinvio ad altra Sezione della Corte di appello per nuovo giudizio. I giudici di legittimità hanno ritenuto insufficiente la motivazione della Corte di appello in ordine alla sussistenza dell'"indebito vantaggio" richiesto per configurare l'art. 319 quater e hanno indicato che, qualora emergesse che Mongelli aveva simulato l'esistenza di indagini o pericoli per indurre i privati a pagare, la fattispecie più corretta potrebbe essere la truffa aggravata (art. 640, comma 2, n. 2, lett. e, e circ. aggravante art. 61, n. 9). Inoltre la Corte ha richiamato l'esigenza, se ricorre il caso, di verificare l'applicabilità della norma penale quando la condotta è posta in essere dopo la cessazione della qualifica di pubblico ufficiale (riferimento all'art. 360 c.p.). Di conseguenza la condanna pronunciata in appello è stata annullata con rinvio per nuovo accertamento

Norme richiamate

  • art. 319 quater cod. pen.

    art. 319 quater c.p. (indu zione indebita a dare o promettere utilita')

    La Corte evidenzia che per il reato occorre dimostrare che il privato abbia perseguito e ottenuto un "vantaggio indebito" (anche generico, ma concreto e caratterizzato): non basta una generica speranza di benevolenza; va valutato con approfondimento il dato più qualificante del fatto

  • art. 317 cod. pen. (concussione)

    La sentenza richiama la distinzione tra concussione (abuso costrittivo con minaccia o violenza, danno "contra ius") e induzione indebita (persuasione o pressione morale con margini decisionali per la vittima)

  • art. 640 cod. pen. (truffa) e art. 61 n. 9 cod. pen. (circostanza aggravante)

    art. 640, comma secondo, n. 2 c.p.; art. 61, n. 9 c.p.

    Se il pubblico ufficiale simula l'esistenza di un pericolo o di indagini per ottenere la dazione di denaro a fini di "protezione", la condotta può non rientrare nell'induzione indebita ma configurare la truffa aggravata

  • art. 360 cod. pen.

    Richiamata la necessità, quando la condotta è successiva alla perdita della qualifica di pubblico ufficiale, di verificare se l'interesse pubblico protetto dalla norma sia comunque stato concretamente leso o messo in pericolo

  • Cass. Sez. U., n. 12228/2013 (Maldera)

    Sez. U. n. 12228 del 24/10/2013 (Maldera)

    Principio guida per distinguere concussione da induzione indebita: il criterio distintivo è il danno antigiuridico vs vantaggio indebito e richiede un'approfondita e equilibrata valutazione del fatto concreto

  • Cass. Sez. 6, n. 17655/2015 (Satta)

    Sez. 6, n. 17655 del 09/04/2015 (Satta)

    Giurisprudenza che afferma la possibilità di qualificare come truffa la condotta del pubblico ufficiale che induce la vittima a pagare simulando un pericolo immaginario e proponendo la propria "protezione"

Massime di principio

  • Per distinguere concussione (art. 317) da induzione indebita (art. 319 quater) occorre valutare se la vittima è stata posta di fronte a un danno "contra ius" (costrizione) oppure se ha conservato ampi margini decisionali e ha agito per un vantaggio indebito: la distinzione si fonda su un'approfondita valutazione fattuale
  • Per la configurabilità dell'induzione indebita non bastano generiche attese di "benevolenza"; è necessario individuare un vantaggio indebito concreto o almeno qualificato che il privato persegua e ottenga
  • Se il pubblico ufficiale ha simulato indagini o pericoli per ottenere denaro, la fattispecie più corretta può essere la truffa aggravata e non l'induzione indebita: occorre verificare la sussistenza dell'inganno e della condotta raggiratrice
  • Quando la condotta è posta in essere dopo la cessazione della qualifica di pubblico ufficiale (es. sospensione), il giudice deve accertare se l'interesse pubblico tutelato dalla norma incriminatrice sia comunque stato leso o messo in pericolo, prima di applicare la fattispecie aggravante collegata alla qualifica
  • In sede di giudizio è essenziale una motivazione chiara e particolarmente approfondita sui punti nodali (es. esistenza del vantaggio indebito, elemento psicologico della vittima, realtà o simulazione delle indagini) perché la ricostruzione dei fatti determinerà la corretta qualificazione giuridica
  • In casi ambigui il giudice di merito deve esplorare alternative qualificazioni (es. induzione indebita vs truffa) e motivare il rifiuto o l'accoglimento di ciascuna, sotto pena di annullamento con rinvio

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