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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13082/2026 del 09/04/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente chiedeva il riconoscimento dell'istituto della continuazione tra due sentenze di condanna per reati di stupefacenti, sostenendo l'unicità del disegno criminoso sulla base dell'omogeneità dei reati, della vicinanza spaziale, della breve distanza temporale e di modalità analoghe di commissione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso e confermato l'ordinanza della Corte di appello di Napoli che aveva respinto l'istanza di continuazione. Il giudice dell'esecuzione aveva ritenuto che l'unico elemento effettivamente provato fosse l'omogeneità dei titoli di reato (violazioni dell'art. 73 d.P.R. n. 309/1990), mentre mancavano altri indicatori concreti di una programmazione unitaria (contiguità spazio-temporale significativa, identità del modus operandi, sistematicità e programmazione preventiva). Dalle sentenze emergeva che i due episodi erano distanziati di oltre dieci mesi, con modalità diverse (prima detenzione e cessione in immobile diverso con complice il 01/02/2023; poi detenzione nella propria abitazione durante gli arresti domiciliari e diversa gestione delle sostanze il 07/12/2023). La Corte ha ritenuto più plausibile che le condotte fossero espressione di una proclività criminale o di una scelta di vita, e non di un disegno criminoso pianificato sin dall'inizio. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 73 d.P.R. n. 309/1990

    Individuazione del titolo di reato (illecita detenzione e cessione di stupefacenti). Nel caso valutato, la mera identità del titolo non è stata ritenuta sufficiente a dimostrare l'esistenza di un disegno criminoso unitario.

  • Giurisprudenza: Sez. U, n. 28659 del 18/05/2017 (Gargiulo, Rv.270074)

    Principio richiamato circa i criteri per riconoscere la continuazione: occorre una verifica approfondita di concreti indicatori (omogeneità delle violazioni e del bene protetto, contiguità spazio-temporale, singole causali, modalità di condotta, sistematicità, abitudini di vita) e la prova che i reati successivi fossero programmati almeno nelle linee essenziali al momento del primo reato.

  • Giurisprudenza: Sez. 1, n. 12914 del 23/02/2022 (Rv. 283083)

    Richiama che, pur non gravando sul condannato un onere formale di allegazione, è interesse della parte rappresentare gli elementi significativi dell'esistenza di un disegno criminoso comune, poiché la mera prossimità spazio-temporale o l'identità del bene giuridico sono elementi neutri e compatibili con una semplice inclinazione a delinquere.

Massime di principio

  • La semplice omogeneità dei titoli di reato (es. più violazioni dello stesso articolo) da sola non basta a riconoscere la continuazione; servono ulteriori indicatori concreti.
  • Per riconoscere la continuazione è importante la contiguità spazio-temporale, ma la sua valutazione è relativa: una distanza temporale significativa può ostare al riconoscimento anche se i reati sono dello stesso tipo.
  • Va valutata la modalità di esecuzione dei reati: differenze significative nel modus operandi indeboliscono l'ipotesi di un disegno unitario.
  • Occorre accertare che i reati successivi fossero programmati, almeno nelle linee essenziali, già al momento del primo reato; l'insorgere di misure cautelari dopo il primo fatto rende implausibile una preventiva programmazione dei successivi.
  • La dimostrazione dell'unitarietà del disegno può derivare anche da elementi non riportati nelle sentenze di merito, quindi è interesse della parte allegarli e evidenziarli al giudice.
  • La ricorrenza di più reati può essere anche espressione di una 'scelta di vita' criminosa o di una tendenza a delinquere, fattore distinto dalla continuazione che richiede una programmazione unitaria.

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